Jan Palach ed il sogno di libertà di un’intera generazione

” Poichè i nostri popoli sono sull’ orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deiciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo. Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa. Poichè ho avuto l’ onore di estrarre il numero 1,  è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana. Noi esigiamo l’ abolizione della censura e la proibizione di Zpravy. Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, il 21 Gennaio 196, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, cono uno sciopero generale e illimitato, una nuova torcia s’ infiammerà. “

Tra le dichiarazioni trovate nei quaderni di Jan Palach, questo breve pezzo è forse il più significativo di tutti. Era il 16 Gennaio del 1969 quando questo giovane, con un gesto disperato, si cospargeva il corpo di benzina, dandosi in seguito fuoco sulla scalinata del Museo Nazionale di Praga. Palach rimase cosciente in un’ agonia straziante che si consumò con la sua morte avvenuta tre giorni dopo.

Ai medici disse di aver imitato i monaci buddhisti del Vietnam. Il 25 Gennaio, al suo funerale, parteciparono 600 000 persone venute da tutto il paese, per salutare un’ ultima volta chi si tolse la vita per la  libertà. Oggi in tutta Europa vi sono strade, piazze, o memoriali dedicati al giovane Jan, e a Praga, a Piazza San Venceslao, si trova una targa di marmo a testimonianza del suo eroico gesto. E’ necessario però fare un passo indietro, ovvero, tornare agli episodi successivi alla II Guerra Mondiale: con la pace di Yalta, U.S.A e U.R.S.S le due suporpotenze vincitrici, ” giocarono” a spartirsi il mondo ed in questo vile gioco finì sfortunatamente, come pedina, anche la Cecoslovacchia.

Ritrovatasi nel blocco sovietico, come gran parte dell’ Est Europa, dovette sottostare ad una dittatura che non lasciava spazio ad alcuna libertà o ideologia, se non a quelle relative ai principi del socialismo o del Marxismo. Sul finire degli anni 60′, nel 68′ precisamente, in tutto il mondo si iniziava a respirare un’ aria nuova, un’ aria di liberalismo, da non confondere con il termine libertà, e la Cecoslovacchia dopo aver ceduto al libero mercato, iniziò una serie di proteste contro la censura di stampa, di opinione ed altri oscurantismi.

I fatti ebbero uno notorietà talmente grande a livello internazionale, che si arrivò a dare un nome a queste proteste: “Primavera di Praga”. Concluso il breve excursus, possiamo tornare ai fatti relativi al martirio di Palach: ad oggi, egli è preso come esempio da molti cattolici, anche se sembra molto strano che quest’ultimi prendano ad esempio una persona che ha compiuto un gesto disprezzato dal loro credo, il suicidio. Nelle parole del teologo cattolico Zverina, è possibile trovare la risposta a questa prerogativa de Cattolicesimo: << Un suicida in certi casi non scende all’ inferno […] non sempre Dio è dispiaciuto quando un uomo si toglie il suo bene supremo, la vita.>> Togliersi la vita è di per se un atto ingiustificabile, ma nel momento in cui ideali puri come la libertà del proprio popolo prendono il sopravvento, è comprensibile ,allora, far divenire l’ uomo un “martire”.

Nel ricordo di Jan Palach, morto per la libertà del proprio popolo.

                                                             A cura di Paolozzi Valerio Maria

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