Gioventù, eroismo e santità

All’indomani della festa della Conversione di San Paolo, che nello scoutismo cattolico è festa patronale della branca dei rover (ragazzi dai 15/16 anni ai 21, a seconda delle diverse associazioni), ho voluto scrivere un articolo dedicandolo alla gioventù, soprattutto dopo che ne ho letto uno, a firma di Marco Tosatti, che mi avevano inviato ( dal suo blog, qui riportato sull’edizione on-line della rivista “il Timone” http://www.iltimone.org/35537,News.html ), in cui si parla del prossimo Sinodo dei Vescovi, dedicato al tema dei giovani e della gioventù. Premetto subito che, visto anche la confusione portata dai due Sinodi sulla famiglia e dal prossimo ulteriore Sinodo sul sacerdozio (secondo alcune indiscrezioni, si ventilerebbe un’apertura al clero latino uxorato, che nel mondo di oggi, come l’apertura e la tolleranza verso seconde e terze nozze e convivenze, sarebbe un issare bandiera bianca alle tendenze lassiste e mondane), parto prevenuto all’idea, ma come l’Apostolo Filippo all’Apostolo Bartolomeo, nel Vangelo di Giovanni, mi dico “Vai e vedi”. E mi viene da dire che, forse, sperando di essere smentito, avevo e avrò ragione.

La Conversione di San Paolo (o Conversione di Saulo) è un dipinto a olio su tela di 230×175 cm, realizzato nel 1601 dal pittore italiano Caravaggio.

Nel documento preparatorio reso pubblico (“I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”), un volumetto di una settantina di pagine, non si fa nessun riferimento alla santità come obiettivo da raggiungere, come scopo della vita, come modello per i propri atteggiamenti, niente; ugualmente, non c’è nessun ampio riferimento alla preghiera, ai sacramenti, alle ordinanze, che sono i mezzi, propri e della Chiesa, con cui giungere alla santità, con cui rafforzarsi e vincere le tentazioni e le debolezze. Non ci si illuda: San Paolo Apostolo, nelle sue Lettere, chiama i fedeli alla santità, anzi, li chiama già “santi” (come scrive ai Corinzi), e li mette in guardia dalle debolezze e dalle lascivie (sempre ai Corinzi, e poi ai Romani) e dà loro le armi con cui vincere (“rivestitevi dell’armatura di Dio”, come scrive agli Efesini); insomma, non cose da niente, non banalità, non cedimenti. Forse San Paolo, oggi, verrebbe visto come troppo poco “misericordioso”, o come un fanatico “proselitista”.

Ancora, è un documento meramente orizzontale, che parla certamente di impegno per i poveri, cosa certo buona, ma non parla minimamente di amore per Cristo, che è il primo amore che spinge ad amare gli altri (perché, del resto, dovrei amare un povero e vedere in esso Cristo, se non mi si dice ciò, se non mi si dà una motivazione verticale e altra?), non parla minimamente di sacrificio, di orizzonti elevati, niente; i giovani sono considerati una massa di scemi da imbonire con “Messe” che non hanno nulla di sacro o di virile (ma sono il più delle volte noiose, il peggio una buffonata) e non sono considerati capaci di slanci eroici.

Avendo a che fare con i coetanei e, anche, con ragazzi più piccoli, ho avuto modo di sentire molte idee balzane, e molte idee mondane e alla moda (una mia prima impressione, è come se molti vivessero in una continua serie televisiva), ma del resto non è tutta colpa loro; ma cosa succede se nemmeno più la Chiesa propone mete elevate, propone una radicale e totale alternativa? La Chiesa di oggi avrebbe accolto un San Paolo convertito che, preso da zleo, cambia totalmente vita e si mette a vivere e proclamare il Vangelo? Avrebbe sostenuto o avrebbe dissuaso i martiri, tra i quali anche molti giovani, come San Tarcisio, dal soffrire i supplizi, o i confessori, come San Domenico Savio, dal vivere radicalmente e perfino sopportare la malattia? Del resto, sempre con questo documento alla mano, pare che la Chiesa sia nata solo il 13 marzo 2013, con l’elezione dell’attuale pontefice, pontefice autore di tutti, e dei soli, documenti citati; non c’è spazio per nessun altro, che siano Pio XI o Pio XII (che avevano dedicato magnifici discorsi ai giovani) o Giovanni Paolo II e Benedetto XVI (i due Papi che, rispettivamente, hanno inventato e portato avanti le Gironate Mondiali della Gioventù, e che hanno portato tante vocazioni giovanili).

enedetto XVI (in latino: Benedictus PP. XVI, in tedesco: Benedikt XVI., nato Joseph Aloisius Ratzinger; Marktl, 16 aprile 1927) è papa emerito della Chiesa cattolica. È stato il 265º papa della Chiesa cattolica e vescovo di Roma, 7º sovrano dello Stato della Città del Vaticano, primate d’Italia, oltre agli altri titoli propri del romano pontefice, dal 19 aprile 2005 al 28 febbraio 2013.[1] È stato il 7º pontefice tedesco nella storia della Chiesa cattolica.

I giovani di oggi, e lo dico da appartenente alla categoria e, anche, da appartenente alla categoria dei convertiti nati da famiglie non credenti e provenienti da esperienze ordinarie, quando non fortemente secolari, vivono immersi in una realtà orizzontale, mediocre, non eroica, che porta ad un generale appiattimento, che scivola infine in una costante prigionia nella propria routine e nella propria meschinità; non c’è quasi mai, salvo lodeli eccezioni, una presa di posizione critica alle scemenze che ci vengono propinate da cattedre, schermi televisivi o dei computer, film e serie televisive, non c’è uno slancio eroico e radicale, e ora anche la Chiesa, che, parafrasando l’Apostolo Pietro rivolto a Gesù, solo essa ha parole di vita eterna, pare aver gettato la spugna.

Inutile dire che l’”ascolto” (“Chiesa, ascoltaci”, leggevo in un altro articolo dedicato a questo prossimo Sinodo, ed è facile immaginare alcune delle richieste alla Chiesa) e l’”accompagnamento”, visto l’andazzo attuale, meramente umanista e corretto, non porterà verso un messaggio forte ed esigente (che però tanto bene farebbe e fa ai giovani), ma verso un accomodamento mediocre e un’accettazione delle proprie condizioni e delle mode, quali che siano.

Il mito pagano di Eracle/Ercole, ad un certo punto, presenta questa particolare scena: all’inizio del suo percorso, il semidio, figlio di Zeus/Giove, trova ad attenderlo lungo una strada due donne: una, giovane e seducente, è il piacere, l’altra, matura e non bella, è l’eroismo; dopo averle ascoltate entrambe, l’eroe sceglie di andare con la seconda, che lo conduce sulla via delle Dodici Fatiche e, quindi, al termine di esse, dell’eroismo. Ecco, l’avevano capito anche i pagani: solo con l’eroismo ci si salva, e solo attraverso il sacrificio e la fatica si diventa eroi. Bene, la santità, certo superiore perché scaturisce da Cristo (Signore ed Eroe della Storia, come Lo chiamavano Dom Gueranger e Lord Baden-Powell, il fondatore dello scoutismo) e nutrita dei sacramenti, è l’eroismo cristiano. I giovani hanno diritto a diventare eroi, e la Chiesa per prima ha il dovere di prepararli a ciò; altrimenti si renderebbe, si lascerebbe la gioventù di oggi e poi di domani a ciondolare, senza una direzione ben definita. Ma lo scrittore francese Paul Claudel diceva con forza: “La gioventù non fu fatta per il piacere, ma per l’eroismo!”

Robert Baden-Powell, titolo completo Sir Robert Stephenson Smyth Baden-Powell, Primo Barone Baden-Powell di Gilwell ([‘beɪdən ‘pəʊəl]; Londra, 22 febbraio 1857 – Nyeri, 8 gennaio 1941), è stato un generale, educatore e scrittore inglese, noto soprattutto per essere stato il fondatore, nel 1907, del movimento mondiale dello scautismo e subito dopo di quello del guidismo.

E allora voglio finire con una preghiera/invito scritta, nel 1925, da Padre Paul Ricoeur, uno dei padri e dei fondatori del roverismo: “Alzati ragazzo! Sono io a dirtelo! É San Paolo che ti chiama. Alzati, tu che dormi, alzati uomo e il Cristo t’illuminerà!

Ti diverte tanto rinnegare la tua giovinezza e simulare la tua precoce vecchiaia?

Avanti, libera il canto che il tuo corpo e il tuo cuore tengono prigioniero.

Buttati, creatura di Dio, cuore puro, volontà risoluta, calza i tuoi scarponi, allacciati la cinta, prendi lo zaino e cammina a testa alta”

 

Roberto De Albentiis

26-1-2017

Informazioni su Roberto De Albentiis

"Classe 1991, studente di Liceo Classico e laureato in Giurisprudenza; si interessa anche di Scienza Politica, Economia, Storia e Filosofia, ma sa rilassarsi con cinema, videogiochi e concerti metal. Collaboratore volenteroso del sito."
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Un commento

  1. Vengo dalle guide,ma mi hanno insegnato a diffidare dagli ideali e dagli eroismi,a avere una vita improntata alla semplicità,amore della natura e soprattutto del prossimo.Si nei maschi c era una forte tendenza a mettersi alla prova e a un certo eroismo,ma il nostro educatore ,che pure ci spingeva sulla strada della santità avvertiva che i gesti eroici erano più facili di una virtù costante.Eravamo negli anni sessanta. Il sacerdote era un piemontese amante della montagna e missionario domenicano P.Marco Voerzio.

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