Le Foibe e la memoria a metà

 

 

Vittime delle foibe

Da alcuni anni, il 10 febbraio, si celebra la Giornata del Ricordo per le Foibe e l’Esodo Giuliano-Dalmata, in memoria delle centinaia di migliaia di vittime italiane degli infoibamenti e della pulizia etnica titina; solo da poco tempo, precisamente dal 2004, si ricorda ciò che per decenni si è saputo e soprattutto taciuto (arrivando a distorcere così tanto la verità da arrivare a parlare, tra le tante cose, di uccisioni di massa di fascisti, quando nelle foibe ci finirono pure partigiani italiani comunisti ma patriottici!), ovvero di quello che gli italiani di Istria e Dalmazia dovettero subire dalle formazioni partigiane comuniste jugoslave e, soprattutto, dai partigiani comunisti italiani, che si resero complici dello sterminio dei loro fratelli italiani, perfino, in certi casi, del medesimo partito!

Con la colonizzazione veneta, quelle terre sulle coste slovene e croate erano italiane da secoli, tanto che furono gli Asburgo i primi a slavizzare i cognomi e i nomi italiani nel tentativo di rendere più docili quei riottosi sudditi; l’accusa, certo vera, mossa al fascismo di aver italianizzato i nomi e i cognomi slavi è solo una parte della verità. Verità che ben si sapeva ma che bisognava misconoscere, mascherare, non raccontare a scuola, con la speranza di cancellare tutto, di cancellare, soprattutto, la vergogna, la vergogna di aver ucciso e fatto esodare migliaia di italiani, costretti perfino, nella loro fuga, a vedersi rifiutati ad Ancona e Bologna e a vedersi rovesciati sulle banchine del porto marchigiano e della stazione felsinea, da parte dei militanti del PCI e della CGIL, il latte caldo e l’acqua destinati ai bambini e agli anziani.

Josip Broz (in cirillico: Јосип Броз, più conosciuto con il nome di battaglia di Tito (Тито), pronuncia: /jǒsib brôːs tîto/; Kumrovec, 7 maggio 1892 – Lubiana, 4 maggio 1980) è stato un rivoluzionario e dittatore jugoslavo.
Fu cofondatore del Partito Comunista di Jugoslavia (KPJ) nel 1920, membro del Partito Comunista dell’Unione Sovietica e della polizia segreta sovietica (NKVD).

Vogliamo ricordare? E ricordiamo, allora. Ricordiamo tutto quanto, ricordiamo i massacri e le vendette, le ragazze violentate (come Norma Cossetto) e le persone fatte sparire nelle cavità carsiche, ricordiamo i più di duecentomila esuli giuliano-dalmati, ricordiamo il Treno della Vergogna di Bologna, ricordiamo i silenzi, le bugie, le tesi negazioniste (per questo genocidio vanno bene?), ricordiamo tutto. E ricordiamo, anche, che gli stessi che oggi ci impongono ricatti morali con l’”accoglienza” dei “profughi” sono i figli e i nipoti, biologici e ideologici, di chi in Istria e Dalmazia uccise e obbligò ad emigrare, e che a Bologna e Ancona accolse quei profughi, per di più concittadini, con sputi, insulti e dispersione di cibo per sfregio. Ricordiamo tutto, ricordiamo, per citare una famosa e struggente canzone, “quanto ha sofferto il popolo istriano” e, oggi, quanto sta “soffrendo il popolo italiano”!

Norma Cossetto, talvolta menzionata erroneamente come Norma Corsetto (Visinada, 17 maggio 1920 – Antignana, 4 o 5 ottobre 1943), fu una studentessa italiana, istriana di un paese vicino Visignano, uccisa da partigiani jugoslavi nel 1943 nei pressi della foiba di Villa Surani.

Informazioni su Roberto De Albentiis

"Classe 1991, studente di Liceo Classico e laureato in Giurisprudenza; si interessa anche di Scienza Politica, Economia, Storia e Filosofia, ma sa rilassarsi con cinema, videogiochi e concerti metal. Collaboratore volenteroso del sito."
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Un commento

  1. Caro Roberto, fa molto bene a ricordare anche queste cose scomode. Ma diciamolo – in questa giornata di ricordo si ricorda solo un piccolo pezzetto, anche aggiungendo quello che ha aggiunto Lei. Diciamo che anche questo rientra nella prima meta’. E vero, questa povera gente se n’e’ dovuta andar via, ma per molti fattori e, purtroppo, non soltanto per colpa dei comunisti. A qualcuno, in Italia, faceva comodo che ai comunisti iugoslavi faceva comodo… Ma come Lei ben sa, la storia e’ sempre molto complessa,come complessa era pure la struttura degli esuli che non erano solo italiani e come, in verita’, nelle cavita’ e altrove, sono finiti molti, non solo italiani. E queste cavita’ e altre robe, sono sparse per tutta la Slovenia. Tutte uccisioni comuniste, come pure quelle in Italia. E’ facile dire “titini”, come si puo’ ben capire dal Suo intervento, ma non erano solo “titini” a far queste robe – se vediamo per esempio Porzus…

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