Quando una falsa libertà fa andare in fumo una vita

 

La chiesa di Lavagna dove si è svolto il funerale. (ANSA)

Tutti hanno parlato e discusso, nei giorni scorsi, di un tragico caso di cronaca nera: a Lavagna, in Liguria, un ragazzo sedicenne, a seguito di un controllo antidroga in casa della Guardia di Finanza, decide di suicidarsi buttandosi dalla finestra. Un suicidio lascia sempre interdetti, soprattutto se a farlo è un ragazzo che ha tutta la vita davanti a sé, e certamente questa vicenda meriterebbe il silenzio. Ma poi non puoi farlo, perché i professionisti della legalizzazione della cannabis (e dire, poi, che in questo caso si parlava addirittura di hashish, roba un tantino diversa), in primis Roberto Saviano, che sulla sua passata lotta alla camorra ha costruito un’aura, si buttano sul cadavere del sedicenne ancora caldo, per chiedere a gran voce la legalizzazione di qualsiasi paradiso artificiale.

Ma siamo sicuri che con lo spinello libero (ci si informi su cosa è successo in Colorado, con aumento di incidenti, ricoveri, perfino consumo ad opera di piccoli e piccolissimi) tutti i problemi sarebbero risolti? Sicuri che il ragazzo sarebbe stato meglio, soprattutto sarebbe stato accettato dalla madre? E proprio della madre, che al funerale del figlio ha voluto comunque ringraziare la Guardia di Finanza, chiamata da lei, esasperata e disperata per il lasciarsi andare del figlio con la droga, bisogna parlare; perché lei, che “reprimeva” suo figlio, è stata oggetto di una vera e propria campagna d’odio: è colpa sua, dicono implicitamente i Saviano e i giornalai del “Fatto” – nel senso di “drogato”? – su articoli come questo (http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/02/17/ragazzo-suicida-a-lavagna-lettera-a-sua-madre/3396353/ ), e direttamente i vari commentatori del web, come sulle versioni on-line di “Repubblica”, altro media antiproibizionista, se il figlio si è suicidato. Non è invece colpa di una società individualista e liquida, non è invece colpa di una società e di media che promettono e permettono tutto, ma non sanno dare nessuna vera risposta esistenziale? Non è poi colpa di una classe mediatica e politica che, tra l’altro tornata alla carica in questi giorni, presenta il suicidio assistito come ultima frontiera da raggiungere?  Che cosa si ha da dire, soprattutto ai giovani, se il massimo dell’aspirazione per cui lottare sono i preservativi a scuola (vedasi qui https://www.youtube.com/watch?v=bLoIfApjtJo , dalla viva voce di Giulia Innocenzi, altra  eroina dell’Italia contemporanea, e anch’essa fiera antiproibizionista) o la cannabis, e se la soluzione a tutto è l’aborto (per una gravidanza indesiderata) o il suicidio (per qualsiasi sofferenza)?

Roberto Saviano

Non citerò studi scientifici contro la cannabis (tra gli altri, uno del “Lancet” di alcuni anni fa), per essere contro questa droga basterebbe semplicemente guardare, e guardare negli occhi, e parlarci, con i ragazzi che ne fanno uso, che potete trovare in qualsiasi città, soprattutto il sabato sera: ragazzi con uno sguardo perso, spaesati, accasciati, che vomitano e non riescono formulare un discorso; davvero si pensa che, ridotti in questo stato, si riesca a cambiare il mondo? Davvero si pensa che il Potere (politico, finanziario, mediatico e culturale), che guarda caso è a favore dell’antiproibizionismo, faccia ciò per bontà e non per usare e manipolare meglio le future generazioni, cui viene tolto tutto e cui si danno in cambio come contentini canne e condom, come se non dovessimo mangiare, lavorare, realizzarci, ma solo scopare e intontirci col fumo?

Citerò invece le ultime parole di un grande uomo del secolo scorso, Lord Baden-Powell, che proprio ai giovani, a lottare per loro e per la loro autorealizzazione, aveva dedicato la sua vita: “La felicità non dipende dalle ricchezze né dal successo, né dalla carriera, né dal cedere alle nostre voglie. Un passo verso la felicità lo farete conquistandovi salute e robustezza finché siete ragazzi, per poter essere utili e godere la vita pienamente una volta fatti uomini. Lo studio della natura vi mostrerà di quante cose belle e meravigliose Dio ha riempito il mondo per la vostra felicità. Contentatevi di quello che avete e cercate di trarne tutto il profitto che potete. Guardate al lato bello delle cose e non al lato brutto. Ma il vero modo di essere felici è quello di procurare la felicità agli altri. Preoccupatevi di lasciare questo mondo un po’ migliore di come lo avete trovato e, quando suonerà la vostra ora di morire, potrete morire felici nella coscienza di non aver sprecato il vostro tempo, ma di avere fatto “del vostro meglio”.”

Robert Baden-Powell, titolo completo Sir Robert Stephenson Smyth Baden-Powell, Primo Barone Baden-Powell di Gilwell ([‘beɪdən ‘pəʊəl]; Londra, 22 febbraio 1857 – Nyeri, 8 gennaio 1941), è stato un generale, educatore e scrittore inglese, noto soprattutto per essere stato il fondatore, nel 1907, del movimento mondiale dello scautismo e subito dopo di quello del guidismo.

E citerò, per finire, proprio le parole che la madre del ragazzo di Lavagna ha scritto per il funerale del figlio; io non la chiamo “mamma coraggio” come ha fatto qualcuno, perché certamente anche lei avrà fatto degli sbagli enormi nel rapporto con suo figlio (non bisogna scordarsi che il suicidio del ragazzo è avvenuto in seguito ad un’azione della madre), ma trovo che queste parole, proprio perché dettate dal dolore, dolore che certo non passa con una semplice dose d’erba, siano vere e sincere: “Vi vogliono far credere che fumare una canna è normale, che faticare a parlarsi è normale, che andare sempre oltre è normale. Qualcuno vuol soffocarvi…Diventate protagonisti della vostra vita e cercate lo straordinario. Straordinario è mettere giù il cellulare e parlarvi occhi negli occhi. Invece di mandarvi faccine su whatsapp, straordinario è avere il coraggio di dire alla ragazza sei bella invece di nascondersi dietro a frasi preconfezionate”

 

 

Informazioni su Federico Cavalli

Studente del liceo classico Cristo Re molto interessato all'attualità ; attivo politicamente, aiuto capo scout cattolico F.S.E. Reporter di Critica scientifica e cofondatore del sito
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4 commenti

  1. Roberto Ranaldo

    E’ difficile, in tema di relazioni umane, dire se è nato prima l’uovo o la gallina.
    Ma personalmente direi che le “canne” sono state la punta dell’iceberg in questo caso. Nè causa nè vero effetto del malessere. Saviano e Giovanardi si sono messi sullo stesso piano stavolta.
    La madre ha usato parole simili verso il figlio e anche in ambito lavorativo, come si può verificare nel suo profilo fb. Eppure quello che già era un copione non ha avuto il coraggio di utilizzarlo almeno come aggancio per relazionarsi. L’ha usato come caramellina postuma, come il buon pasto prima della sedia elettrica, come il buffetto dato all’antagonista quando i giochi sono fatti. Ha scelto il male minore. In pubblico, in maniera assoluta ed autoassolutoria. Farlo prima avrebbe richiesto un mettersi in gioco.

  2. Complimenti Cavalli.. bravo, prosegua così.
    spirito di osservazione, curiosità e voglia attiva di verifca le faranno splendere la vita.
    marco palmisano
    http://www.clubsantachiara.com

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