San Giorgio eroe (anche) per i nostri tempi

 

Cosa c’è di più retrogrado e controcorrente dell’eroismo, meglio ancora, cosa c’è di più retrogrado e controcorrente del culto dei santi? Il culto dei santi, modellato (ma non certo uguale) su quello dei santi pagani, era ad esso superiore perché attingeva dall’unico autentico e più virile modello di Cristo, eroe e centro della Storia. “L’eroe si trasfigura in santo”, come scriveva Gonzague de Reynold nella sua monumentale opera sulla nascita dell’Europa cristiana.

Il 23 aprile, da antichissima tradizione, è dedicato a San Giorgio, prototipo del soldato cristiano e uno dei santi più venerati fin dalla prima antichità; precise notizie storiche, è vero, non se ne hanno, ma il suo culto è uno dei più antichi, e il fondamento della sua figura storica e personale resiste a tutte le stratificazioni agiografiche e leggendarie, che pure sono segno di una forte identità storica che il popolo cristiano ha costruito fin dall’origine. Originario della Cappadocia, Giorgio divenne tribuno militare in Palestina, dove si convertì ben presto al Cristianesimo e donò tutti i suoi averi ai poveri; avute delle visioni sui suoi lunghi (ben sette anni!) tormenti, venne arrestato, imprigionato e torturato durante la persecuzione dell’Imperatore Diocleziano, superando miracolosamente tutti i tormenti e finendo infine decapitato, probabilmente nell’anno 303.
Il suo sepolcro, a Lydda, divenne un noto e prospero santuario già dal IV secolo; popolare durante le guerre dell’Impero Romano d’Oriente contro Persiani, Saraceni e Turchi, il suo culto divenne ancora più diffuso durante il periodo delle Crociate: modello dei soldati cristiani, divenne ben presto patrono dei militi crociati e dei monaci-guerrieri impegnati nella difesa del Santo Sepolcro. “Appare alle schiere una gran luce bianca
ecco San Giorgio che guida i Crociati.
Libera sia la terra benedetta”

Come si sente in una famosa canzone, “La Crociata”, dei Settimo Sigillo.

Non di meno, non bisogna scordare il fatto che San Giorgio è enormemente venerato dai musulmani, che lo ritengono un profeta e un martire, e la sua festa in Palestina accomuna cristiani e musulmani.
La leggenda (e principale attributo iconografico) di San Giorgio uccisore del drago è un’allegoria della sconfitta del maligno. E proprio la lotta e la sconfitta del maligno, in un’epoca in cui si presume che noi cattolici non abbiamo nemici, deve interessarci. Chiaramente, dobbiamo amare e pregare per i nostri nemici, come ci ha insegnato Gesù; ma se dobbiamo amarli e pregare per loro, vuol dire che dei nemici, nostri (non in quanto persone, ma in quanto cristiani) e di Dio, ci sono! E come Cristo ha sconfitto la morte e il male, anche San Giorgio ha affrontato il maligno e l’ha vinto, e pure così noi dobbiamo fare, nel nostro piccolo e nel nostro stato e con l’aiuto di Dio e dei sacramenti della Chiesa.

San Giorgio fu un milite, combattente valoroso nelle schiere imperiali e poi nelle schiere celesti; noi con la Cresima siamo diventati soldati di Dio (e non si pensi che sia una cosa esagerata: che dovremmo dire al pensiero dei bambini del passato che in età tenera, prima ancora che la somministrazione della Prima Comunione, ricevevano la Cresima, e gli si diceva chiaramente che diventavano miles Christi!), e dobbiamo quindi combattere giorno per giorno tutto quanto si oppone alla dottrina e al regno di Cristo e della Sua Chiesa, e a maggior ragione quanto in noi, con i nostri vizi, debolezze e peccati, ci rendono indegni di partecipare alla gloria del Paradiso, che San Giorgio si conquistò con il suo eroismo e il suo lungo patire.

Un grande educatore del secolo scorso, Lord Robert Baden-Powell, il fondatore dello scoutismo, aveva scelto San Giorgio come Patrono e modello del suo movimento, diffuso ancora oggi, e oggi più che mai attuale, anche perché è forse uno dei pochi movimenti educativi che pone ancora oggi l’accento sull’antica cavalleria.

“San Giorgio che lottava contro il drago sarà con te, che combatti il drago della tentazione e lo abbatti, così che tu possa alla fine presentarti come un uomo, puro, forte e cavalleresco…avrai fatto anche un ulteriore passo verso la felicità” e “Appesa sopra il mio scrittoio c’è un piccolo quadretto. Lo tengo lì perché mi dà delle buone ispirazioni. Mi aiuta a darmi tono quando debbo fare un lavoro noioso o difficile…Rappresenta un uomo a cavallo, che combatte un dragone.
È San Giorgio…Possiedo moltissimi disegni antichi e moderni, che lo rappresentano. Ce n’è uno che mi piace più di tutti, non perché il dipinto sia il migliore, il che non è vero; ma perché San Giorgio vi è raffigurato con un sorriso indescrivibile; egli affronta con quel sorriso il dragone, allegramente, ed è deciso a vincerlo. È questo il modo di fronteggiare qualsiasi difficoltà per quanto minacciosa possa sembrare.
Perciò non accontentarti di stare sulla difensiva e di schivare il peggio, ma va incontro agli ostacoli, deciso a superarli e a trarne vantaggio in qualche modo” scriveva Lord Baden-Powell, il fondatore dello scoutismo, vero esempio di soldato ed educatore cristiano, che poneva San Giorgio come Patrono degli scout tutti, tanto cristiani quanto appartenenti ad altre religioni.

Robert Baden-Powell

 

Preghiamo San Giorgio, Grande Martire e Trionfatore, affinché ci ottenga da Dio la santa perseveranza, tanto in questo tempo pasquale appena iniziato quanto nel tempo ordinario dell’anno liturgico e della nostra vita, per poter un giorno incontrarlo e con lui cantare le glorie di Dio!

Informazioni su Roberto De Albentiis

"Classe 1991, studente di Liceo Classico e laureato in Giurisprudenza; si interessa anche di Scienza Politica, Economia, Storia e Filosofia, ma sa rilassarsi con cinema, videogiochi e concerti metal. Collaboratore volenteroso del sito."
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