Charlie e la morte dell’umanità

Charlie

Il 30 giugno 2017 saranno definitivamente staccati i respiratori e i macchinari a Charlie Gard, il bambino inglese malato cui le corti e le autorità sanitarie inglesi e infine la Corte Europea dei Diritti Umani hanno imposto l’eutanasia; per lui niente “libera scelta”, per lui niente ricerca scientifica (eppure un ospedale statunitense era disposto a curarlo con una cura sperimentale per la quale i genitori avevano trovato i soldi necessari), niente di niente di quello che il mondo sedicente libero e progredito mastica ogni giorno. Nemmeno la volontà dei genitori, che vogliono tenerlo in vita, è stata rispettata, come a suo tempo non fu rispettata la volontà dei genitori di Terry Schiavo, altro doloroso caso di più di dieci anni fa.

Qui siamo ad un passo decisivo: adesso siamo passati dal “diritto a scegliere” (si può scegliere davvero come morire? Realmente possiamo disporre della nostra vita, come fosse isolata da tutto?) all’obbligo di morire. E chi dice che i prossimi non saremo noi, quando saremo vecchi e malati? Chi ci assicura che non si applicherà questo trattamento non solo a malattie genetiche rare, come quella del piccolo bambino inglese, non solo ai tumori, che offrono oggi maggiori possibilità di scelta, ma, un domani, anche a malattie relativamente sopportabili? E perché non i depressi, che anche se non soffrono fisicamente, interiormente vivono una vita “non degna”? E perché non i pazzi e i malati di mente?

Qualcuno ha parlato di nazismo, ed è vero, ma solo in parte: vero è che il regime tedesco attuò un efficiente e spietato piano di eutanasia di cui furono vittime gli “indesiderati” dalle “vite indegne di essere vissute” (notate qualcosa di familiare?) ebrei, slavi, zingari, omosessuali, pazzi, e non solo nei lager, ma in primis negli ospedali, ma non è altrettanto vero che l’eutanasia, diffusa dalla scienza positivista e ateista del XIX secolo, era diventata la norma incoraggiata nei Paesi scandinavi e in quelli anglosassoni (anche allora, i famosi “Paesi civili”!)? Non è vero che questi Paesi la adottarono ben prima dell’avvento del nazismo e la mantennero fino agli anni ’70 del secolo scorso, ben oltre la fine della Seconda Guerra Mondiale? Per cortesia, basta con le ipocrisie sul nazismo e la Memoria, a maggior ragione se, come pare, Charlie morirà.

Se Charlie morirà, più ancora che per altri terribili casi, come quello Englaro, sarà la fine dell’umanità in Europa, sarà il ritorno ad una barbarie, però nuova e perfino peggiore, una barbarie subdola e feroce e ipocrita, ammantata però di parole come tolleranza e dignità umana. I diritti umani e i diritti civili, parole vuole come “accoglienza” e “solidarietà”, sono solo l’espressione per indorare la pillola del più bieco capitalismo individualista, produttivista e consumista; e io attendo sempre di sapere ancora le differenze tra questa roba e l’eugenetica nazista. In questo mese di giugno (prima erano solo gli ultimi giorni di giugno, poi l’ultima settimana, poi l’intero mese di giugno, più aggiunte dei primi di luglio) ci sono state tante sfilate carnascialesche arcobaleno, i Gay Pride, al grido di “diritti civili” e “inclusività”: quali diritti (tralasciando che i “diritti civili” sono solo uno specchietto per le allodole per erodere quelli sociali) possono essere esercitati senza il primo e indisponibile, quello alla vita, e quale inclusività (altra parola magica vuota) può esistere se permettiamo la morte per sentenza di una persona, per giunta minore? Non ci sarà nessun dirittumanista a lottare per Charlie, così come nessun chierico, per evitare “divisioni”, parlerà; del resto, Charlie non è un migrante, non un musulmano, nemmeno un cane, che vuoi che sia la sua morte, autorizzata niente di meno che dalla CEDU?

Vorrei finire, perché davvero non ho più parole mie, che non siano di sdegno, di rabbia e perfino volgari, con questo breve discorso del professor Enzo Pennetta, che è stato citato da molti in questi giorni:
“Ed ecco quindi il messaggio trasmesso con la sentenza Gard:
1- La vita umana è quantificabile economicamente e vale quanto essa può produrre.
2- La vita umana deve quindi essere terminata immediatamente qualora non possa produrre.
3- La vita umana deve essere quindi essere terminata in ogni caso qualora il costo del suo mantenimento risultasse troppo elevato e non remunerativo.
4- La vita umana non è nella disponibilità del singolo o dei genitori, nel caso di minori, ma di appositi tribunali che sentenziano la condanna a morte. Tale condanna non è più comminata in nome di un principio di colpevolezza ma in nome di un principio di inutilità e dispendiosità.
5- L’eugenetica si avvia ad essere oggetto di giurisprudenza in quanto una “cattiva genetica” sarà considerata un onere per la società e quindi un’inammissibile passività.
6- Non serve più dissimulare questi obiettivi in quanto sono stati metabolizzati dall’opinione pubblica. Allo stesso tempo quella parte di essa che vi si oppone non ha accesso ai media né la capacità di organizzare proteste in grado di produrre effetti.”

Informazioni su Roberto De Albentiis

"Classe 1991, studente di Liceo Classico e laureato in Giurisprudenza; si interessa anche di Scienza Politica, Economia, Storia e Filosofia, ma sa rilassarsi con cinema, videogiochi e concerti metal. Collaboratore volenteroso del sito."
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Un commento

  1. Si tratta soprattutto di problemi astronomici legati alla determinazione del moto di pianeti attorno al Sole, dei satelliti attorno ai pianeti o del moto delle comete.

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