Due pesi e due misure

Sono passati esattamente quattro mesi dalla pubblicazione del mio ultimo articolo; anche se a malincuore, ho dovuto dare la precedenza a numerosi altri impegni (come superare ottimamente l’esame di maturità e preparare al meglio i vari campi scout a cui ho partecipato), e ciò ha fatto sì che il blog vivesse un lungo periodo di silenzio, interrotto a tratti da alcuni articoli del nostro amico e collaboratore Roberto de Albentiis. Avendo portato a termine con successo gli obbiettivi che mi sono posto, posso finalmente tornare a scrivere liberamente in questo piccolo spazio che siamo riusciti a ritagliarci nel tempo, articolo dopo articolo, e che ora può contare su un ottimo seguito.

Questa mattina, scorrendo e leggendo vari articoli delle principali testate giornalistiche italiane, sono stato piacevolmente colpito da una notizia in particolare: la presidentessa della Camera dei Deputati ha deciso di denunciare tutte quelle persone che, su internet, l’hanno ripetutamente offesa da quattro anni a questa parte. Partendo dal presupposto che Laura Boldrini ha convinzioni politiche, sociali, religiose (ecc…) diametralmente opposte alle mie, devo ammettere che, su questa particolare questione, ha gran parte della ragione.

Il presidente della Camera Laura Boldrini durante l’esame delle norme sulla responsabilità civile dei magistrati, Roma, 24 Febbraio 2015.

Dopo aver letto la notizia in rete, sono andato sul profilo della presidentessa (non capisco il motivo per cui si dovrebbe chiamare in altro modo, il termine femminile di presidente è presidentessa, non c’è altro da aggiungere) e ho cominciato a ricercare tutti i vari insulti che, puntualmente, le vengono scritti nei commenti sotto ai suoi post. Invito allo stupro, auguri di morte, offese alla propria famiglia, sono solo alcune delle numerosissime ingiurie che le vengono rivolte; offese che farebbero male ad ognuno di noi e che, a dir la verità, riceviamo da molto tempo senza però esser difesi da nessuno. Perché dico ciò? Perché se ad esser offesa e minacciata di morte è Laura Boldrini, allora tutta la grande élite culturale si muove ed esprime la propria indignazione all’unisono (a partire proprio dalle testate giornalistiche nazionali); se ad esser offeso e minacciato di morte è, invece, qualcuno che appartiene allo schieramento opposto, allora tutto tace. Non mi sembra di aver letto articoli di sdegno quando, dal sito di gayburg.com, si augurava la morte alla figlia di Mario Adinolfi; non ricordo di aver visto mobilitazioni popolari durante i ripetuti attacchi dei cosiddetti portatori d’odio che hanno intasato le pagine di alcuni blog contenutisticamente a noi affini (come quello di Alessandro Benigni o di Enzo Pennetta);

Il professor Enzo Pennetta

 

anzi puntualmente facebook blocca il profilo di chi, nel massimo del rispetto, cerca di esprimere un’opinione diversa che si differenzia apertamente dal pensiero unico dominante (ciò avviene soprattutto quando si toccano i temi “proibiti”, come omosessualità o propaganda gender), tollerando invece tutti qui profili, fittizi e non, che puntualmente assalgono i post di chi osa “sentire altrimenti”, attraverso bestemmie, insulti, denigrazioni, auguri di morte, minacce ed altre gravissime offese.

 

Va bene incominciare a prendere delle contromisure ma esse devono valere per tutti e non solamente per chi appartiene alla stessa corrente ideologica della presidentessa; considerando che coloro che puntualmente ci attaccano (anche i vari collaboratori di motoretrogrado.it ricevono puntualmente pesanti offese) condividono in toto tutte le varie battaglie di Laura Boldrini, provengono dalla stessa formazione “culturale” e politica e ne condividono le idee di fondo, è lecito aspettarsi “due pesi e due misure” da una eventuale legge che miri ad arginare questo fenomeno degli insulti da tastiera. È necessario inoltre ribadire che tale legge, se mai dovesse vedere la luce, non dovrà in alcun modo limitare la libertà di opinione di alcuno, limitandosi a punire chi effettivamente offende in modo grave e incontestabile la dignità di una persona; l’offesa punibile dovrà essere oggettiva e non soggettiva, non potrà dipendere dalla sensibilità di ciascun utente ma dovrà essere ritenuta tale da chiunque, e ciò si potrà fare esclusivamente stabilendo a priori cosa sia effettivamente un ingiuria e cosa no; ad esempio contestare vivacemente e con toni accesi un’opinione di un altro utente, non può esser considerato offesa, mentre può essere ritenuta tale ciò che viene scritto da chi interviene solo ed esclusivamente per offendere e ledere la dignità di un’altra persona. Dovrà quindi essere analizzata la bontà oggettiva di ciò che potrei scrivere e non ciò che potrebbe essere inteso da qualcun’altro. Solamente in questo modo si potrebbe garantire la difesa del singolo individuo non limitando in alcun modo la libertà di espressione, senza dover dunque assistere all’orripilante spettacolo del “due pesi e due misure” che è stato già applicato troppe volte, anche in tutta questa attenzione mediatica per le offese ricevute dalla presidentessa Laura Boldrini. Ma si sa, in Italia tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri (i maiali).

 

 

Informazioni su Federico Cavalli

Studente del liceo classico Cristo Re molto interessato all'attualità ; attivo politicamente, aiuto capo scout cattolico F.S.E. Reporter di Critica scientifica e cofondatore del sito
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10 commenti

  1. Gentile Federico, cosa sia ingiuria lo decide un giudice, come è sempre accaduto. L’ingiuria a mezzo web non è meno grave di quella con qualsiasi altro mezzo e chi si ritiene ingiuriato o diffamato (la calunnia è un venticello dice l’adagio), non ha che da affidarsi ad un giudice. Giova notare che secondo la giurisprudenza quando le ingiurie sono reciproche non v’è ragione di intervenire: pari e patta.
    Quanto a reati c.d. “ideologici”, si apre un vasto e controverso capitolo. Esiste un intero titolo del Codice Penale (il IV, “Dei delitti contro il sentimento religioso e contro la pietà dei defunti”) che tutela cose care e importanti a molte persone come la loro religione e i loro defunti. Esiste poi la Legge Mancino che mira a prevenire fenomeni purtroppo reali come l’antisemitismo, o il razzismo.
    Democraticamente e socialmente abbiamo deciso che è meglio una multa ad un razzista che la sua libertà di dire che se uno è nero è giusto negargli una camera d’albergo o un affitto o un posto di lavoro o che è di una razza inferiore.
    Da qualche tempo la società comprende meglio cosa sia l’omosessualità. Dissipati i pregiudizi, ai più pare opportuno riconoscere il valore sociale di questo sentimento e al contempo combattere idee discriminatorie che lo vogliono legato alla promiscuità o un vero e proprio “peccato”.
    In questo contesto, come per il razzismo, idee come la negazione di una camera d’albergo o un affitto o un posto di lavoro o propagandare la superiorità di taluni verso i neri, dovrebbe essere vista come il medesimo comportamento verso un omosessuale.
    Come sempre, su querela dell’interessato, decide un giudice in base alle leggi e alla giurisprudenza.
    A nessuno quel punto sarà negato il diritto di negare l’affitto o il posto di lavoro o di dare del peccatore a un libertino, a un ladro o a uno scansafatiche, ma non presumere che lo sia per il colore della sua pelle o per il suo orientamento sessuale.

  2. Federico Cavalli

    Gentile Carlo,
    l’offesa, anche se ritenuta tale da un giudice, deve essere oggettiva e non soggettiva; tutti noi riusciamo ad evincere, da un discorso, cosa possa essere realmente interpretato come un’offesa. Ribadisco questo poiché, odiernamente, si ha più di un caso dove ciò non viene rispettato. Potrei fare l’esempio del ddl Scalfarotto con il quale si vuole fare approvare una legge contro “l’omofobia” senza però specificare cosa sia effettivamente quest’ultima e, non essendoci nessuna legge in Italia che definisca cosa sia l’omofobia, per la prima volta si sta cercando di fare approvare una legge che introdurrà un reato, nel nostro ordinamento giuridico, senza però chiarirne i presupposti. Praticamente chiunque saprà se quel che ha commesso è effettivamente reato solamente al processo, procedimento tipico dei sistemi totalitari. In uno stato di diritto il cittadino deve sempre sapere preventivamente quali sono le conseguenze del suo comportamento, soprattutto se si tratta di conseguenze di carattere penale.

  3. Gentile Federico, se un’ingiuria è tale, lo decide un giudice e in un sistema democratico si rispettano la sentenze.

    Resta ferma la possibilità di ricorrere a tre gradi di giudizio fino alla Corte Costituzionale per avere una conferma autorevole dell’interpretazione della legge che il giudice ha dato.
    Se la legge non piace si può promuoverne la revisione da parte del Parlamento e i giudici si adegueranno. La giurisprudenza dell’ingiuria è vecchia di molti secoli e se oggi è com’è, ci sono molte ragioni che invito ad approfondire.

    Nel nostro ordinamento esiste da decenni la legge mancino, e nonostante sia controversa ed esistiamo discussione in merito, non mi sembra che sia mai stata abusata per fini politici.

    A nessuno è vietato sottolineare come un comportamento altrui può recare detrimento a lui o ad altri (sgozzare capretti nel parco, girare con il viso velato, avere rapporti promiscui, prestare a usura, ecc ecc), ma se tale denuncia è basata su pregiudizi o falsità si configura una induzione alla discriminazione. Gli zingari e i romeni allora diventano tutti ladri, i neri tutti scansafatiche, gli omosessuali tutti promiscui e gli ebrei tutti usurai e complottisti.

    Invece ogni rumeno, nero, ebreo o omosessuale dovrebbe avere come chiunque altro lo stesso rispetto anziché sopportare il peso dei pregiudizi.

    Come da legge Mancino definisce razzismo e antisemitismo, perché sono problemi reali, comportamenti contrari a qualcuno per il mero fatto che sia di una razza o di una regione differente, la legge Scalfarotto (persino più blanda), sarebbe inquadrata nel nostro ordinamento giuridico, che è coerente, per dare una tutela analoga a quella che viene data persone di colore o ebree anche agli omosessuali che analogamente vivono concrete discriminazioni motivate dal loro mero essere omosessuali.

    Peraltro leggi analoghe esistono in molti altri Stati e non mi risultano, come per legge Mancino, abusi di sorta. Questo proprio perché quelle democrazie sono democrazie solide; fatto testimoniato appunto dalla presenza di leggi che tutelano le minoranze discriminate e pure dal rispetto che tutti hanno per le sentenze e le leggi democraticamente approvate, al contrario di quello che accade in dittature o stati religiosi totalitari.

    • Federico Cavalli

      E i pregiudizi e le falsità si stabiliscono per legge? Inoltre non si capisce chi oggi attenta al rispetto e alla dignità di queste persone, mentre all’opposto si attenta al rispetto e alla dignità dei c.d. “chiusi di mente” o “razzisti”, che, il più delle volte, razzisti non sono: tra gli altri, basti l’esempio di Mario Adinolfi (che peraltro allo scrivente non piace totalmente), bersagliato da anni con insulti irripetibili a lui e alla sua famiglia, eppure nessuno ha mai parlato di dignità e rispetto per lui.
      Quali sono inoltre i tassi di antisemitismo, oggi? In Francia sono i cimiteri cattolici ad essere più vandalizzati, eppure ci si concentra sui vandalismi (certo esecrabili) contro i cimiteri ebrei, di molto minori; o anche, ci si ricordi il famoso caso Marsiglia di Verona, che si inventò tutto.
      E che dire del razzismo? Opporsi all’immigrazione e al degrado è razzismo? Se tutto è razzismo niente è razzismo.
      Infine, quanto all’omofobia, basti dire che tale legge no la definisce, e ciò per una legge penale è gravissimo; in verità, l’omofobia serve solo a tappare la bocca agli oppositori del pensiero, questo sì con pretese totalitarie, LGBT

      • Se decidiamo di fare una legge che si oppone ad un fenomeno reale causato da pregiudizi (e in quanto tali giudizi errati su qualcuno, ovvero falsità), sarà un giudice a stabilire se la legge si applica. Come ho già sottolineato ci sarebbero tre gradi di giudizio e se il Parlamento ravvedesse abusi potrebbe ridurre il margine di interpretazione con una definizione più precisa. La legge Mancino esiste da decenni e si basa proprio sul concetto di pregiudizio e istigazione alla discriminazione.

        Mario Adinolfi, come chiunque, non ha che da sporgere querela e sarà soddisfatto. Pur non stimandolo particolarmente ritengo che sia oggetto di ingiurie ed insulti intollerabili, sono d’accordo. Ricordo però anche il principio per cui se le ingiurie sono reciproche non c’è luogo a procedere.

        La legge in effetti protegge anche i cristiani e rispetto a certi imam penso ci sarebbe ampio margine di applicazione: qualcuno dovrebbe sporgere querela. Invito a tal riguardo a prendere visione di questo studio: http://www.osservatorioantisemitismo.it/wp-content/uploads/2015/07/dossierislamita.pdf

        Come ho già detto, condannare un atto o una ideologia (e.g. talune interpretazioni di taluni passaggi del Corano, della Bibbia, della Sunna o dei Vangeli) non equivale a condannare una religione, che può essere moderata (anche se dell’islam moderato si hanno poche tracce); la differenza sta nel precisare che ci sono molti che non aderiscono e che la condanna è per quelli che invece abbracciano tale atteggiamento. Se si condannano i ladri, si condannano tutti e precisamente, non è che quando la villetta è assaltata da italiani si abbassa il tono, mentre altrimenti i romeni o gli zingari sono tutti ladri. Credo sia tutto sommato semplice e basti un minimo sforzo di immedesimazione per capire che se fossimo al posto di altri e innocenti ci darebbe molto fastidio essere messi in mezzo e fare le spese della discriminazione.

        La legge non ha bisogno di definire razzismo o omofobia, ma di dire che se il motivo principale della discriminazione o della violenza è stato la razza o l’orientamento sessuale allora si tratta di razzismo o omofobia. Lo valuterà poi il Giudice, di primo, secondo e terzo grado dopo approvazione della Corte di Cassazione se qualcuno riterrà che vi siano errori di interpretazione.

        La legge Scalfarotto servirebbe -come in altri stati in cui nessuna bocca è stata tappata-, come deterrente e ragione di riflessione per chi in passato ha pestato persone credendole omosessuali o ha rifiutato loro affitti o servizi o chi ha ritenuto che tutto sommato “se la siano cercata”. C’è ampio margine per condannare i peccati ma se c’è chi pretende di condannare presunti peccatori per il solo modo in cui amano o per il colore della loro pelle, penso sia necessaria una riflessione.

        • Federico Cavalli

          Se l’Italia è ancora uno stato di diritto, è assurdo andare davanti ad un giudice, soprattutto penale, per una opinione, pena la violazione del principio di tassatività; non si saprebbe neanche l’accusa, e questo avverrebbe qualora la legge Scalfarotto dovesse passare.
          La legge Mancino, poi, ha già in sè l’aggravante d’odio, cosa peraltro discutibile, dal momento che i c.d. hate crimes non hanno origine o casa negli ordinamenti di civil law e di diritto romano quale è il nostro; può, del resto, una legge quantificare i sentimenti, l’odio o l’amore? E chi ci garantisce che le legittime e normali critiche non divengano odio e perseguite come tali?
          Le leggi contro l’omofobia, in tutti i Paesi in cui sono entrate in vigore, proprio per la vaghezza della c.d. omofobia, ci sono stati innumerevoli casi in cui la libertà d’espressione ha significato la censura, la multa e perfino il carcere per molti privati cittadini, e peraltro l’omofobia, nella legge inglese, pilota di tutte le leggi simili, è lasciata all’insindacabile interpretazione e percezione della (presunta) vittima o di una terza persona, lasciando così spazio non all’oggettività della legislazione ma all’arbitrio del singolo.
          Ormai si è capita la singola posizione di ciascuno, abbiamo espresso in maniera migliore possibile le nostre idee, e personalmente ritengo inutile andare avanti…

  4. Gentile autore,
    presidentessa è qualcosa di illegibile. E’ distruttivo della grammatica italiana. “Presidente” è un participio presente.
    La ringrazio per la Sua operosità.
    Cordiali saluti,
    Andrea

    • Federico Cavalli

      Se inteso come sostantivo si può scrivere anche presidentessa, cosi come riportato dalla Treccani, sicuramente meglio che il moderno “la presidente”. Comunque sono contento che l’articolo le sia piaciuto

      • Io apprezzo di più la posizione di Andrea. “Presidente” è colui che presiede e in Italiano il participio presente non ha genere, quindi la sostantivizzazione non lo ho a sua volta.
        Ciascuno nella sua testa può sentire “presidente” come vuole. Che ci sia bisogno di precisare, in assenza di articolo determinativo, il genere con una femminilizzazione equivale al maschilista “presidento” e quindi io preferisco “la presidente”, come è più coerente “la mandante” o “la paziente”. Nessuno direbbe la “mandantessa” o la “pazientessa”.

        Poi le lingue vive sono fatte per comunicare, e Treccani come la Crusca non fanno altro che prendere atto del significato, dopo aver perso ogni speranza stilistica. Sulla Treccani si legge pure il tremendo “scannerizzare”, allorché quando si fa una scansione si scandisce, ma il fascino degli anglicismi, come di altri “ismi” è purtroppo forte.

        Certo queste sono opinioni, a ciascuno la sua, ma che non ci si lamenti se si finisce alla deriva come accade ai francofoni oltr’alpe, ove la coerenza semantica ed etimologica è talmente sifibrata che autentici doppi sensi prendono pachidermicamente il posto anche di parole molto importanti (v. la vicenda del verbo “baiser”).

      • Non ne sono affatto convinto. L’Accademia della Crusca ormai accetta parole a dir poco incredibili.
        Quando si tratta di “la presidente” (che, concordo, suona male), sarebbe meglio riferirsi come “la signora presidente” oppure, nel caso di nota, “l’onorevole presidente”.

        Si tratta di facezie, però, le parole hanno un valore. Questo non va dimenticato.

        Ringrazio per l’attenzione!
        Cordiali saluti,
        Andrea

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