Aspettando il centenario (1917-2017)

L’avventura di un amico, incarcerato a Praga nel 1977: il suo racconto, il “retroscena”, l’intervista, per un conturbante spaccato del clima (anche italiano) di allora
Massimo D’Agostino (a cura di), Il mio incubo per colpa di una spia di Luigi Ceccobelli (racconto); I sovietici: “In Umbria c’è un paese neofascista” (“retroscena”) di Massimo D’Agostino; “Campi di addestramento neofascisti a Todi? Pura fantasia”, intervista di Massimo D’Agostino, in Blog “E-Cronaca News” di Massimo D’Agostino.
1) Premessa personale.
Ho conosciuto Luigi nel 2011, durante un viaggio in Terra Santa, nel corso del quale, una sera, mi raccontò la sua incredibile (ma “allora”, nel 1977, cioè quando accadde, credibilissima…) “avventura”. Mi promise, dietro mia richiesta, che, tornati in Italia, me l’avrebbe raccontata ancora, perché potessi prendere qualche appunto per poi, a mia volta, raccontarla agli amici. Invece, non c’è stata occasione di rivederci e riabbracciarci: siamo riusciti solo a scambiarci gli auguri affettuosi per Natale e Pasqua. Ma lui mi ha fatto una gradita sorpresa: l’11 gennaio di quest’anno, ha raccontato per iscritto, la sua “avventura” nel Blog “E-Cronaca News” di Massimo D’Agostino, il quale a sua volta ha impreziosito questo racconto con un “retroscena” e una successiva intervista a Luigi (29 gennaio) che rappresentano uno straordinario spaccato del clima (anche italiano) dell’epoca, che, a suo modo, sarebbe anche divertente, se non fosse soprattutto profondamente conturbante.
P.S. La nota risulta un po’ lunga, ma vale la pena di leggerla tutta.

2) Il racconto del protagonista.
Il mio incubo per colpa di una spia di Luigi Ceccobelli, 11-01-2017
«Tutto si è verificato per colpa della spia cecoslovacca Berardi, la quale era a conoscenza che io avrei intrapreso un viaggio turistico in Russia. La mia attività politica di allora consisteva nella carica di Consigliere Comunale nel mio piccolo Comune e segretario della locale sezione della D.C. Conoscevo la signora Berardi, (persona molto anziana, deceduta a distanza di circa un anno dalla vicenda) particolarmente gentile nei miei confronti ogni volta che si recava presso l’ufficio Postale del nostro Comune, dove io ero impiegato. La segnalazione arrivò alle autorità di Praga quando ero già in territorio Polacco e alla frontiera di Brest dopo controlli “eccezionali” ci fu negato l’ingresso in Russia. In Polonia mi recai alla nostra Ambasciata a nome del mio amico On. Luciano Radi che ricopriva la carica di Sottosegretario agli Esteri e mi consigliarono di non insistere dal proseguire il viaggio in Russia, dato che i rapporti politici erano critici tra i due Stati, sopratutto con la politica dell’allora Segretario del P.C.I. In Polonia, un polacco a me sconosciuto mi avvisò che eravamo seguiti dalla Polizia, ma non avendo nulla da nascondere non vi diedi alcuna importanza. Alla frontiera Polacca-Cecoslovacca fummo presi dalla polizia Ceca e portati direttamente, a tarda sera, nel carcere di Praga. Fui costretto a firmare il verbale di arresto senza traduzione, mi permisero di usare il mio vocabolario con il quale riuscii a tradurre le parole che sarei stato espulso (pensavo il giorno dopo).
Fui accompagnato in una cella che era due metri sotto terra. Il primo pasto fu pane nero e lardo, ed inizialmente mi veniva da ridere, poi il sollievo fu l’essere interrogato. Al primo interrogatorio,” falsamente”, mi comunicarono di aver avvisato del fermo l’Ambasciata. Ad un interrogatorio mi fecero leggere una lettera segnalazione e (riassumo) vi era scritto: “ fate attenzione sarà nel vostro paese un certo Luigi Ceccobelli, verrà con uno o più amici pericoloso neofascista per mettere bombe a Mosca e a Praga, voi capirete che non posso mettere la mia firma in quanto ne va di mezzo la mia stessa vita.” Fortunatamente non identificai chi potrebbe essere stato l’autore della segnalazione, altrimenti mi è stato successivamente detto che ci avrebbero potuto anche eliminare. In cella, per alcuni giorni dal soffitto sentivo un “tan tan” continuo, che credevo essere dovuto ad una perdita di acqua da una cannella. E invece, a distanza di due anni, nel leggere il libro “Il vento va e poi ritorna” (di Bukovskij, scrittore Russo), scoprii che era volutamente fatto per annientare l’individuo. Era un tormento il cui solo pensiero era terrificante. In Italia, dopo circa dieci giorni di “silenzio” vi fu allarme ed il mio amico On. Radi dal Ministero degli Esteri chiamò le Ambasciate, le quali contattarono le frontiere dei rispettivi territori. La Cecoslovacchia fu costretta ad ammettere il fermo ed il giorno seguente ci accompagnarono alla frontiera con L’Austria, con provvedimento di espulsione per “documenti poco chiari”. Al rientro in Italia un mio amico mi confidò che Eva Berardi era una spia dell’est e che aveva una ricetrasmittente.
Così indirizzai i nostri servizi segreti su di lei. Non riuscirono ad avere la segnalazione della Berardi: la individuarono come spia ma mi dissero che non esercitava più alcuna attività ed era molto anziana. L’espulsione fu estesa anche ad altri paesi dell’est, che mi preclusero ogni ingresso. Tre anni fa sono ritornato a Praga, mi sono recato al carcere, ma non mi è stato possibile visitare l’interno, del quale fui “ospite”. Siamo riusciti soltanto in parte a tradurre alcuni dei documenti del dossier cecoslovacco. Per me fu un’esperienza sconcertante allora, e lo è in parte anche ora per la grande ignoranza culturale, l’immoralità e la non onestà di importanti esponenti politici di quegli stati, e di alcuni loro funzionari preposti alle indagini su problemi di particolare importanza come il terrorismo. Il mio caro amico Radi mi disse che, quando convocò l’Ambasciatore della (ex n.d.r.) Cecoslovacchia per esigere giustificazioni sull’operato svolto nei nostri confronti, gli fu confidato che si erano sbagliati. Ma pubblicamente mai lo ammisero. Certamente l’aver preso per vera una segnalazione pervenuta da una loro “confidente” di età molto avanzata, e con la memoria particolarmente danneggiata come da resoconto trascritto dal funzionario “agente” inviato dal consolato ad incontrare la “Berardi” nel mio piccolo Comune, non può che suscitare il mio sconcerto.» file:///C:/Documents%20and%20Settings/Utente/Desktop/Luigi%20Ceccobelli%20Cecoslovacchia/ceccobelli-il-mio-incubo-per-colpa-di%20….Berardi.html

3) Il “retroscena”.
I sovietici: “In Umbria c’è un paese neofascista” di Massimo D’Agostino, 11-01-2017
Vi piacciono le favole? Ve ne racconto una. C’era una volta in Umbria, nel 1977, un paesino interamente neofascista, dal quale un gruppo di giovani, un bel giorno, decise di partire per i paesi del Patto di Varsavia per compiere un attentato. Questa storia la raccontò sul serio una donna, di origine ceca, che all’epoca aveva 70 anni e viveva a Fratta Todina. Il paese neofascista sarebbe questo, nella provincia di Perugia. La donna si chiamava Barbara Slagorska Berardi. La sua storia occupa una buona parte del dossier messo insieme dai servizi segreti cecoslovacchi sul terrorismo italiano. E’ qui che si deciderà l’attendibilità delle accuse dei comunisti contro la Cia. Furono davvero gli americani i mandanti del sequestro Moro? Se così fosse, anche Fratta Todina avrebbe la sua parte in questa brutta storia. Tutto nacque da una lettera che questa Berardi inviò ad un politico del partito comunista di Praga, un certo Indri, per avvertirlo di un imminente attentato che stava per essere progettato contro i paesi socialisti.
A spiegarlo è una relazione inviata il 31 maggio 1977 dalla spia dell’STB, Fukan, della residentura di Roma. Sembra che le cose siano andate così: le spie cecoslovacche si erano messe alla ricerca della persona che aveva inviato la lettera al parlamentare Indri. Una lettera scritta a mano il 9 aprile del 1977, firmata dalla Berardi, risulta in effetti allegata al dossier. Recava persino il luogo da cui era stata spedita: Fratta Todina. Per l’STB non fu difficile scovare l’abitazione della donna. Nella sua relazione la spia raccontò di aver trovato molta diffidenza nella Berardi, e che, per farsi aprire e riuscire a scambiare due parole con lei, dovette assicurarle di essere un membro del consolato. Come era nata quella segnalazione di un possibile attentato nei paesi socialisti? Da ciò che si può evincere dal testo (perché ci appoggiamo, lo ricordo, a una traduzione di Google) la Berardi avrebbe parlato alla spia dell’STB di un dialogo sospetto avvenuto tra alcuni giovani negli uffici postali di Fratta Todina. Ascoltando con più attenzione, avrebbe udito di un viaggio che questi giovani erano in procinto di compiere in vari paesi dell’est europeo, nel corso del quale avrebbero trasportato a bordo della loro auto, in un doppio fondo del bagagliaio, armi ed esplosivi per un attentato. Dal dialogo di quel giorno nella casa della Berardi sarebbe emerso il nome di uno dei principali protagonisti di quel viaggio: un certo Ceccobelli. Ma le rivelazioni dell’anziana donna non si sarebbero fermate qui. Tutto il paese di Fratta Todina, a suo dire, sarebbe stato neofascista. Persino i locali carabinieri si sarebbero rivelati inaffidabili.
Durante alcune notti avrebbe sentito strani colloqui notturni e avrebbe annotato il numero di targa di alcune autovetture su cui sarebbero state caricate delle armi. Ma per paura di ritorsioni non avrebbe denunciato il fatto alla giustizia italiana. A questo punto la spia dell’STB nella sua relazione tentò un’analisi della delatrice, questa Slagorska Berardi. Era o non era affidabile? Quanto era credibile il suo racconto? Il punto è questo. Barbara Slagorska Berardi, stando alle informazioni che l’STB di Roma aveva raccolto, era una settantenne discreta, colta e intelligente, molto attiva e determinata. Leggeva senza occhiali, quindi aveva anche una buona vista. Pare di capire (ma non siamo ovviamente sicuri della traduzione) che dopo la morte del marito fosse cambiata, fosse divenuta più nervosa e non riuscisse a dormire. “Anche se il fatto può essere stato sopravvalutato, data l’età della donna, – fu la conclusione dell’STB – la zona di Todi è davvero neofascista, perché è apparso sulla stampa che ci sono i cosiddetti centri di addestramento fascista sotto la copertura del ‘tiro a volo’”. E l’inchiesta sui giovani scattò puntualmente. Fu un errore grossolano? Noi propendiamo per questa ipotesi. Il resto della storia ce lo raccontano le nostre cronache. Nel dossier furono accuratamente allegati alcuni giornali italiani, in cui venivano denunciati i maltrattamenti subiti dai due ragazzi nelle carceri di Praga. Online è disponibile comunque un’interrogazione che fu presentata all’epoca dal parlamentare De Poi. Luigi Ceccobelli e Ferdinando Scargetta partirono alla volta di Mosca come semplici campeggiatori il 31 maggio 1977, lo stesso giorno della relazione dell’STB.
Ceccobelli aveva 27 anni, lavorava alle poste ed era consigliere comunale della Democrazia Cristiana. Scargetta era appena 19enne. Entrambi erano residenti nella provincia di Perugia. Dopo essere stati fermati e perquisiti alla frontiera russa e poi a quella polacca, mentre erano già sulla via del ritorno, furono arrestati a Praga il 16 giugno 1977, con la scusa che i loro documenti risultavano poco chiari. Dopo giorni da incubo a pane e acqua, in un regime carcerario disumano, vennero rilasciati il 28 giugno 1977, con tante ma inutili scuse. Restano dei punti interrogativi: si era trattato davvero di una gita in campeggio finita male? Ci si poteva davvero illudere che il Compromesso Storico, la distensione tra Usa e Urss e gli accordi di Helsinki fossero sufficienti per abbattere la cortina di ferro e consentire qualche spericolata gita all’aria aperta?file:///C:/Documents%20and%20Settings/Utente/Desktop/Luigi%20Ceccobelli%20Cecoslovacchia/i-sovietici-in-umbria-ce-un-paese%20fascista.%20Fratta%20T..html

 

 

4) L’intervista.
Campi di addestramento neofascisti a Todi? Pura fantasia, intervista di Massimo D’Agostino, 29-01-2017
D. Signor Luigi Ceccobelli, in uno degli ultimi documenti su di lei si legge che il servizio segreto cecoslovacco era a conoscenza di un suo viaggio in Ungheria nel 1973. E che la considerava una persona sgradita. Non è che per caso passava informazioni ai servizi italiani di Forte Braschi? R. Nel 1973 io e un mio amico facemmo il primo viaggio in Cecoslovacchia, circa una settimana a Praga in camping, e poi proseguimmo il viaggio fermandoci alcuni giorni a Budapest, sempre soggiornando in camping. Ed è completamente falso, credo sia solo fantasia, il fatto che ero considerato persona non gradita, dato che successivamente sono tornato in Ungheria senza avere alcun problema. Sono certo che soltanto dopo l’espulsione dalla Cecoslovacchia l’ingresso in Ungheria mi fu negato. Non sono mai stato a conoscenza di cosa possano essere i servizi segreti di forte Braschi. Non ho mai avuto, ripeto mai, informazioni di qualsiasi genere da trasmettere a qualsiasi individuo dell’intera Europa o del mondo. Nel 1974 Il Giornale la Nazione di Firenze pubblicò un concorso: “Come reclamizzereste la città di Firenze all’estero con uno slogan” (non più di quindici parole). Io inviai un solo slogan “Firenze; un sorriso da ricambiare”. Vinsi il primo premio, che consisteva in tre settimane negli Stati Uniti. Dall’Ambasciata ebbi un visto multiplo, il che significava che potevo entrare negli Stati Uniti sempre, e ciò credo che sia dovuto al fatto che alla richiesta del visto avevo fornito la mia appartenenza politica alla DC e la carica di consigliere comunale. Ti informo di tale fatto con la speranza di ritrovare una minima logica su tali fantasie dei servizi segreti cecoslovacchi. D. La Berardi parlò di un campo di addestramento neofascista a Todi, sotto la copertura del tiro a volo. A me fa venire in mente un campo di addestramento di Gladio, ma che io sappia era in Sardegna.
Che ne pensa? R. Ti posso assicurare che la Berardi ha agito dicendo il falso, dalla traduzione appare chiaro che non dorme, sente rumori e visioni che sono frutto della sua fantasia, di una mente malata per l’età. Nel nostro territorio vi erano alcuni campi di tiro al piattello, non sono mai esistiti campi di tiro per addestrare dei fascisti. Il nostro territorio è densamente popolato ed è impossibile fare esercitazioni segrete. Di vero c’è senz’altro il fatto che i servizi segreti cecoslovacchi hanno preso per vero ciò che lei aveva segnalato. D. Però, signor Ceccobelli, non credo che una persona di 70 anni possa essere definita anziana. Potrebbe benissimo sporgere una denuncia senza essere presa per pazza. Da quello che ho letto io, nei documenti non si evince affatto che la Berardi fosse pazza, né che fosse rimbambita. Semmai che dopo la morte del marito era un po’ ansiosa. R. Giusto, forse la Berardi era animata da cattiveria politica. E’ una possibile ipotesi per quei tempi. D. Ma come mai in un periodo di guerra fredda le venne in mente di andare a Mosca in campeggio? A me non verrebbe voglia nemmeno adesso con Putin al governo, e sono uno che viaggia molto in macchina. R. Nel 1972 avevo 22 anni e fui assunto alle Poste con destinazione Firenze, lo stipendio era di 60 mila lire mensili, ed annualmente mi organizzavo un viaggio o due nei paesi dell’est: Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia. Il motivo di scegliere tali Paesi era molto semplice: in quei paesi il tuo denaro aveva molto valore e ti potevi permettere una vacanza di svago e particolarmente agiata, venivi a conoscenza di un diverso sistema politico e amministrativo ed eri a contatto con una diversa cultura. Per gli stranieri un costo elevato erano gli alberghi. Il camping era economico, non era troppo comodo ma avevi anche una certa libertà, e come prima tappa il camping aveva una certa sicurezza che poi ti permetteva di trasferirti ad un costo modesto in qualche appartamento o stanza che riuscivi a trovare nella città che visitavi. Per ciò che riguarda il viaggio in Russia, era obbligatorio programmare l’intero viaggio di permanenza in Russia con l’Agenzia Italturist di Roma, che dietro pagamento forniva i visti, l’itinerario e le tassative tappe con le relative fermate prima di giungere a Mosca. A suo tempo, un mio errore fu quello di non effettuare tale viaggio di vacanza con segretezza.
D. Ma questa Berardi, poi, morì davvero l’anno dopo come mi ha raccontato? Oppure la fecero fuori le spie di Praga? Cosa si sa sulla fine di questa donna? Pensa che conoscesse troppi segreti? R. No, sicuramente non morì in maniera violenta. Non molto tempo dopo quei fatti, comunque. In un piccolo paese come è il comune di Fratta Todina, non supera i duemila abitanti, tutti si conoscono e tutti sapevano che il 70% votava a sinistra come nei restanti comuni vicini, e che gli elettori di destra si potevano contare con le dita. Non esistevano e non sono mai esistiti nell’intero territorio umbro campi di addestramento per neofascisti e tutto ciò non poteva che essere pura fantasia. Per quanto riguarda la mia persona non vi era soggetto (e non vi è tuttora) che non fosse a conoscenza di ogni storia personale mia e della mia famiglia, e non credo che la Berardi fosse cosi ignorante e sprovveduta da non sapere che i pericolosi fascisti che vedeva in ogni luogo non erano mai esistiti. La sola ed unica spiegazione che si possa dare è che tale fantasia fosse dovuta a una forma di malattia o cattiveria che non è spiegabile. Anche se straniera e di nazionalità cecoslovacca, questa donna era residente da molti anni nella nostra comunità e sapeva certamente che ero figlio di un grande invalido di guerra, un carabiniere investito da una camionetta americana nella città di Firenze nel 1945/46 dove prestava servizio, e che a causa di tale incidente dopo vari mesi in ospedali del centro Italia non fu più in grado di camminare senza l’aiuto di stampelle. E non poteva non sapere che l’intera mia famiglia era di manifesta opinione politica socialista e che, durante il periodo fascista, mio nonno non fu costretto a bere olio di ricino per il semplice fatto che con il proprio fucile da caccia dissuase due fascisti incaricati di eseguire tale punizione. Dei suoi due fratelli, uno fu disperso in guerra in Russia, e l’altro fu missionario di Don Bosco e morì a Cuba nel 1948. Sono certo che la vita di ogni persona è una storia, un libro che, sebbene non sia scritto, ha ugualmente numerose pagine, e la ricchezza che trovo nelle mie pagine sono le mie esperienze. Tra le positive vi ritrovo anche il fatto negativo di Praga, che comunque è stato ugualmente un mio arricchimento.
Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *