Bastardi nordcoreani (quello che i media non dicono)


Periodicamente, sui nostri media, si sentono notizie provenienti dalla penisola coreana: questa piccola parte di terra, così lontana dalle nostre coste (ma abbastanza vicina a quelle occidentali americane) pare essere un costante pericolo per la pace mondiale, come sentiamo spesso al telegiornale. È proprio così? Continue reading

I SOLITI BUGIARDI: LA PROPAGANDA RENZIANA

Il paese è in crescita, siamo usciti dal tunnel della disoccupazione grazie al #Jobsact, i risultati dei #millegiorni sono visibili a tutti, c’è chi lavora seriamente e ci sono i gufi! Continue reading

LA POLITICA COME TIFO DA STADIO

 

La reazione del segretario del PD nei confronti di una risparmiatrice truffata nella vicenda che ha coinvolto la cassa di risparmio di Ferrara sta facendo il giro di tutti i quotidiani nazionali.

Questi risultano divisi, come il PD stesso, sull’accaduto; chi riconosce l’inadeguatezza della risposta, chi invece si schiera con l’ex sindaco di Firenze in quanto “offeso perché gli è stato dato del ladro”. Continue reading

Viva i paesi!

 

Chi scrive è nato, cresciuto e vissuto sempre in città, e solo di recente ha recuperato un minimo rapporto con la campagna; fatta questa premessa, proseguiamo con l’articolo.

Di recente sono stato, in una breve vacanza con la famiglia, in due paesini nel mantovano e nel bolognese, Castelbelforte e Civichella di Castel San Pietro Terme, toccati all’inizio e alla fine di questo piccolo viaggio che aveva come meta la grande città di Verona, e in mezzo c’era pure l’attraversamento della Pianura Padana; sia chiaro che non è certo la prima volta che attraverso piccoli borghi di campagna, però questa volta ho particolarmente avvertito il loro fascino, un fascino da tempo andato, “retrogrado”, ma forse è meglio dire eterno, perché davvero pare che in questi luoghi il tempo non si fermi mai o al massimo passi molto lentamente e impercettibilmente.

In questi paesini piccoli c’è spesso una grande piazza, con il Comune, la Parrocchiale, la farmacia, uno o due bar e un ristorante; vicino, ecco magari la scuola elementare e la caserma dei Carabinieri. Non ci sono grandi negozi e insegne luminose, non c’è ressa, non ci sono palazzoni alti, tutto è a misura di passante, e quando si chiede un’informazione i locali, superata l’iniziale diffidenza (o anche solo la curiosità di trovare un “forestiero”, e tale lo è anche se viene dal Comune capoluogo), rispondono e ti aiutano cordialmente. Una particolare prova della cordialità la si ha nei ristoranti, o meglio nelle osterie e nelle trattorie, che servono magari pochi piatti ma tutti molto buoni.

Non c’è bisogno di molto per vivere (e ormai tanto la grande diffusione delle automobili quanto quella delle nuove tecnologie permettono spostamenti rapidi nelle città più grandi e vicine, ovviando a quello che era obiettivamente un problema), e l’unico mercato che conta per gli abitanti non è quell’astratta entità vampiresca contro cui i governi non possono o vogliono fare niente, ma è il mercato rionale e settimanale, del resto molto più vicino e concreto alle reali esigenze.

Ciò che si critica del piccolo paese non è tanto l’assenza di opportunità materiali, quanto il presunto controllo e la discriminazione (parola magica oggi universalmente valida e spendibile) di cui ci si lamenta, mentre solo in città si può essere liberi e sé stessi, secondo una vulgata oggi assai diffusa, soprattutto attraverso media e serie televisive. Certamente nei paesini tutti conoscono tutto di tutti, ma, rovesciando il paradigma, non è questa una cosa bella, o comunque positiva? Non ci si dà una mano nei paesini, non si è qualcuno nei paesini, mentre in città è vero che sei lasciato in pace, ma ciò non è forse segno di menefreghismo e disinteresse? In paese sei qualcuno perché sei figlio di qualcuno ben definito e hai un ruolo importante anche se umile, in città non rischi invece di non essere nessuno per molti?

 

Mi si potrebbe giustamente criticare per il fatto che io non vengo dalla campagna e non conosco bene la realtà di paese perché non la vivo: ciò è vero, ed è una seria critica; eppure, dalla mia posso dire di stare bene, quando passo, fossanche di passaggio, per un paese, posso dire di trovarmi a mio agio e di immedesimarmi, potenzialmente di riuscire perfino ad ambientarmi, ma lo stesso si può dire di un cosmopolita e sedicente aperto (ma spesso non con il proprio prossimo campagnolo) abitante di città?

Ciò che si teme e disprezza di più della campagna e dei villaggi non è il presunto controllo sociale, che anche se diversamente si può ritrovare in città, ma è ciò che oggi è più detestato dal pensiero moderno mentalmente aperto: la comunità, i confini, i campanili. La comunità e i confini non sono più visti come un limite positivo entro cui crescere ed esprimersi, ma come un qualcosa di oppressivo da far saltare. Ma cosa succede quando tutto salta, se non che si diventa preda del nichilismo e del materialismo, della solitudine e dell’individualismo?

E i campanili? Il paesaggio della pianura padana, per me abituato alla dolcezza delle colline umbre e poi marchigiane, o alla bellezza del mare sconfinato al Sud, lascia perplesso, eppure ha una sua bellezza, una bellezza, però, integrata dal lavoro dell’uomo: guardando la distesa dei campi, apparentemente tutti uguali, si nota come un elemento ne rompa l’uniformità, e questo elemento sono i campanili, tutti diversi, tutti costruiti dall’uomo nelle diverse epoche. L’Italia è, si dice, il Paese dei campanili, ed è vero: in un’epoca, peraltro neanche troppo risalente, in cui l’orizzonte conosciuto era quello paesano, i campanili davano sicurezza, rappresentavano un punto di riferimento (e nella infinita bassa descritta da Guareschi l’elemento ricorrente di quel “mondo piccolo” che è il paese è proprio il campanile della parrocchiale di Don Camillo) come anche di differenziazione, un punto di appartenenza, un elemento decorativo del singolo paese – che cercava di farlo bello e diverso rispetto a quello del vicino, magari rivale – un punto di riferimento contro pericoli come incendi o alluvioni; ma soprattutto il campanile serve a richiamare alla preghiera e a indicare la direzione più importante: quella verso il Cielo.

Siate retrogradi, amate la campagna, ritornate, anche solo per una giornata, una visita di passaggio o una serata alla sagra, alla campagna, al paese, a dimensioni più piccole e quindi più umane, sarà un piccolo grande guadagno per tutti!

Soros, il problema indicibile

 

La nazione è sottoposta all’ingerenza di un singolo personaggio che esercita un potere illecito e che, secondo le moderne definizioni, è in guerra contro l’Italia.

 

La presa esercitata da George Soros sull’Italia è andata chiarendosi negli ultimi tempi, un contributo rilevante è stato fornito da Daniel Wedi Korbaria, un eritreo che vive a Roma dal 1995, sulle colonne del sito Media Comunità Eritrea. Nell’articolo si rimanda ad un episodio avvenuto nel 2010 e precisamente all’offerta fatta a George Soros dall’allora sindaco di Firenze, Matteo Renzi, di ospitare nello storico edificio delle Murate un centro di rifugio per ‘blogger perseguitati’. In pratica il futuro Premier italiano ha cercato Soros per offrirgli un “regalo”, ma vediamo cosa diceva il Corriere di Firenze in quell’occasione:

La fondazione Soros ha accettato di aderire al gruppo di lavoro per creare «case rifugio» per i blogger dissidenti. Ventiquattro attivisti, giornalisti del web, che non possono più vivere nei paesi di provenienza perché perseguitati, abiteranno alle Murate, dal 2011. L’Open society institute & Soros Foundation, «braccio armato» (virgolettato nell’originale ndr) del discusso finanziere Soros, negli anni ha finanziato molte associazioni e gruppi indipendenti che lottavano contro i regimi: tra i primi, Solidarnosc in Polonia e il movimento che ha portato alla «rivoluzione delle rose» in Georgia. E ora la fondazione, per bocca del presidente Aryeh Neier, ha accettato di partecipare alla creazione di questo centro.

Un incontro tra i due era avvenuto durante un viaggio negli Stati Uniti nel corso del quale il sindaco di Firenze aveva chiesto di essere ricevuto da Soros, come riferito da “The florentine“. Ovviamente tra i blogger perseguitati che godono della protezione di Soros troviamo, e troveremo, solo quelli di paesi bisognosi di una rivoluzione colorata o di una esportazione della democrazia. Nella casa rifugio delle Murate non c’è posto per chi contesta le politiche dei governi neoliberisti, per questi ci sono i provvedimenti che prendono il nome di azioni contro le fake news e gli hate speech. Il fatto di ospitare un centro di destabilizzazione rende automaticamente Firenze una città colpevole di azioni contro Stati sovrani, di questo dovrebbero occuparsi la magistratura e il Parlamento.

Il regista dei cambi di regime attuati negli ultimi decenni avrebbe quindi ricevuto un regalo che aveva tutte le caratteristiche di un’alleanza, Soros con la capacità di influenzare i media attraverso le numerose testate di livello internazionale da lui controllate (The Guardian, Liberation, Huffington Post, etc…) e con la sua influenza negli ambienti politici, avrebbe appoggiato il sindaco di Firenze nella sua scalata alla Presidenza del Consiglio e in cambio il Presidente (senza passare attraverso elezioni, come gli ultimi predecessori) avrebbe riservato una corsia preferenziale all’agenda della Open Society Foundations, la ONG capofila delle numerose ONG di Soros. Quale sia il programma della OSF in generale, e quindi di quella italiana, è possibile leggerlo direttamente sul sito ufficiale e in maniera un po’ più esplicita su Wikipediadove con una ulteriore esplicitazione troviamo tra le altre le seguenti iniziative:

Liberalizzazione delle droghe

Promuovere l’agenda LGBTQ

Promuovere i cambi di regime pro NATO nei paesi dell’ex URSS

Favorire l’immigrazione e la concessione della cittadinanza per gli immigranti irregolari

 

Tra le attività promosse dalla OSF troviamo anche il sostegno alle politiche abortiste e all’eutanasia. Inoltre mentre l’opinione pubblica è distratta da queste polemiche gli stati coinvolti subiscono una serie di privatizzazioni di cui la finanza e le società di Soros beneficiano.

Ma l’attività più rilevante in cui Soros è impiegato è quella che viene confermata da migliaia di documenti hackerati e resi disponibili, la sovversione di governi democraticamente eletti:

Soros è l’architetto o il finanziatore di più o meno ogni rivoluzione o colpo di stato nel mondo negli ultimi 25 anni.

Fonte “L’Inkiesta

Ogni paese che nell’ultimo quarto si secolo è stato coinvolto in un regime change o sottoposto all’azione delle ONG guidate dalla OSF, ha subito poi le politiche dettate dalla stessa. E’ dunque alla luce di questo legame con Soros che va letta l’agenda degli ultimi governi, in particolare le priorità date ai diritti LGBTQ e alla questione dei migranti, ecco quanto dice al riguardo sempre l’articolo di Korbaria:

Lo si deduce dalla lettera aperta scritta a Renzi con un tono pretenzioso da Costanza Hermanin, (senior policy officer presso l’Open Society Foundations) a due settimane dal suo insediamento a Palazzo Chigi intitolata: “Caro Matteo, adesso dammi una ragione per non dover più lavorare sui diritti umani in Italia.

Nel primo paragrafo la Hermanin dice: “Adesso che il governo è pronto a mettersi al lavoro è giunto il momento di domandarti d’includere l’immigrazione, la parità e i diritti fondamentali nell’agenda delle riforme, politiche ma soprattutto istituzionali.

Modifica del 31/08 su segnalazione dell’utente Iochlomond:

quella Hermanin che scrive imperiosa a Renzi, quale capataz italiana della Open Society…ora è segretaria particolare del Sottosegretario alla Giustizia, on. Gennaro Migliore. Quello a capo della Commissione parlamentare di inchiesta sui centri d’accoglienza…

Ed ecco assumere un significato le visite di Soros in Italiaaccolto dal Premier Gentiloni, nel momento in il Procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, iniziava scoperchiare le manovre illecite delle ONG che traghettavano i migranti anziché soccorrerli, e di nuovo ad agosto, insieme al figlio ed Emma Bonino, quando scoppiava clamorosamente l’emergenza migranti con gli schiaffi ricevuti dall’Italia dalla Francia di Macron, dall’Austria e dalla UE nel suo complesso.

 

Soros con il figlio a Roma, sullo sfondo i Fori Imperiali

 

Il figlio di Soros con Emma Bonino

 

 

 

Ed ecco assumere un significato anche l’impegno per lo sbarco dei migranti in Italia preso senza il consenso della nazione dal governo Renzi e rivelato da una Emma Bonino, quantomeno ingenua, in una dichiarazione che è stata essa stessa fonte di problemi per il Governo sulla questione migranti prima della seconda visita di Soros:

 

 


L’accordo rivelato da Emma Bonino è stato fatto di nascosto e fondamentalmente in violazione ai principi costituzionali, ma è già stato insabbiato, fatto previsto con chiarezza di analisi da Marcello Foa.

Adesso che l’agenda della OSF è stata un po’ maltrattata soprattutto ad opera dei siti di libera informazione,  e avendo imparato la lezione della Brexit e dell’elezione di Trump, ecco che il ministro Orlando vara una commissione che dovrà censurare proprio le voci della libera informazione sul web, quelle che non troveranno accoglienza nel rifugio del palazzo delle Murate, quelle che che saranno sottoposte al giudizio di una commissione nella quale sono state fatte entrare una decina di associazioni finanziate dalla OSF e della cui neutralità verso le direttive del finanziatore è lecito sospettare.

Soros, colui che nel 1992 compì un attacco alla Lira mettendo in ginocchio l’Italia, era già per quell’atto considerabile come nemico del nostro Paese, adesso siamo in presenza di una Rivoluzione colorata condotta in modo subliminale con la quale è riuscito nell’intento di esercitare un’indebita pressione sulle politiche nazionali piegandole alle finalità della OSF, e come ricordava il Gen. Fabio Mini in un’intervista qui su CS riferendosi al caso della Grecia:

  piegare la volontà del governo e della stessa popolazione è senz’altro un atto di guerra

Quindi, secondo la moderna definizione di guerra, la OSF di George Soros è una realtà sovranazionale che ha condotto e conduce azioni di guerra nei confronti del popolo italiano e come tale va giudicata.

Ma solo un ingenuo potrebbe pensare che Soros agisca senza sostegni, e qui si dovrà necessariamente aprire un discorso sulle realtà che sottostanno all’operato della OSF e che lo affiancano.

Qualsiasi futuro governo che non passi attraverso questa denuncia darebbe un segnale di assenso al proseguimento nella direzione intrapresa. Non sollevare il problema dell’ingerenza delle ONG, e in particolare della Open Society Foundations, sarebbe indice di accettazione dello statu quo e quindi una resa alla OSF e alle realtà che vi stanno dietro. Ma un soggetto politico che si ponga in contrasto con questo stato di cose dovrà essere pronto ad affrontare le conseguenze che una tale presa di posizione comporterebbe, infatti si porrebbe in uno stato di guerra con l’organizzazione che negli ultimi 25 anni ha progettato e sostenuto tutti i “regime change”.

C’è qualcuno pronto a farlo?

 

link articolo: www.enzopennetta.it

Censura moderna: metodi diversi, stesso risultato

 

Con la figura dell’ “odiatore” siamo giunti alla creazione di un tipo antropologico nuovo che precede la possibilità di farne l’oggetto dell’odio (quello vero), quello destinatario degli orwelliani due minuti di odio, una figura alla quale il Corriere della Sera ha adesso cominciato a dare un volto adatto ad essere odiato dagli odiatori politicamente corretti.
Fonte: www.enzopennetta.it    Vi assicuro che sono più bello

 

Più volte, nel corso dell’ultimo anno, abbiamo parlato del pericolo di una eventuale censura mascherata sotto l’esigenza di dover fronteggiare le numerose “fake news” che prolificano in rete. Il tempismo con il quale abbiamo pubblicato l’ultimo articolo, si è rivelato perfetto, perché ormai siamo realmente sotto il controllo della psicopolizia, ovvero l’organizzazione paramilitare poliziesca presente nel libro “1984” di George Orwell (qui l’articolo in questione). Continue reading

“1984”, una visione per l’oggi

 

Lessi per la prima volta “1984” alle scuole medie, in classe seconda, grazie ad una bravissima professoressa (che fu peraltro la prima, pur essendo di sinistra, a parlare con più obiettività e umanità degli italiani che scelsero la RSI) e in un’epoca in cui ancora si ritenevano gli studenti, anche delle scuole medie, capaci di fare sforzi di studio e interpretazione superiori alle loro possibilità, e ne rimasi affascinato; per quanto, però, molte parti, e soprattutto la lettura del “libro” della Resistenza al Partito, possono essere agilmente capite solo in seguito, come di fatto è avvenuto. Eppure solo ieri sera, in un cineforum tra amici, ho visto per la prima volta il famoso film “Nineteen Eighty-Four” (in italiano “Orwell 1984”), diretto proprio nel 1984 e interpretato dal bravissimo John Hurt, che ha saputo ricreare perfettamente l’atmosfera del libro, come me la ero esattamente immaginata: grigia e cupa.

 
Orwell, che ha vissuto due guerre mondiali, la crisi economica degli anni ’20 e quella politica degli anni ’30, immagina un futuro distopico per l’intero mondo dopo la fine del secondo conflitto mondiale, in cui, dopo una distruttiva terza guerra mondiale combattuta con armi nucleari, solo tre superpotenze totalitarie sono in perenne lotta tra loro; il mondo occidentale, l’Oceania, è dominata dall’ideologia del Socing, un socialismo totalitario e pervasivo guidato da una figura tanto misteriosa quanto onnipresente, il Grande Fratello (modellato esteticamente, prima ancora che su Hitler e Stalin, su Orwell stesso).
L’Oceania ha distrutto qualsiasi credenza contraria al Socing, di più, qualsiasi pensiero, cancellando tanto la memoria dei fatti passati quanto soprattutto la lingua (la Archeolingua, sostituita dalla Neolinuga, schematica e semplice), come anche vengono distrutte la famiglia, ridotta a mera incubatrice per figli del Partito cui viene insegnata la delazione, la privacy individuale e la libertà intellettuale, o la solidarietà tra classi e cittadini (il Partito insegna allo stesso tempo che la sua Rivoluzione ha liberato i Prolet, i proletari, che però sono inferiori e devono vivere divisi e isolati).
Si dice che Orwell sia stato profetico nel descrivere il dominio dei media (ogni casa è dotata di un teleschermo che non può venire spento): è vero, ma è insufficiente; Orwell è stato davvero profetico in tutto nel suo libro, come lo furono altri due grandi maestri del genere distopico, Aldous Huxley (che effettivamente fu maestro di Orwell) e Ray Bradbury (con i suoi pompieri invertiti, che anzichè spegnere gli incendi, li appiccano ai libri).

 
E’ vero, viviamo in un’epoca in cui il martellamento delle notizie è onnipresente e capace di disinnescare il pensiero critico, eppure la nostra è un’epoca che si definisce democratica e libera, anzi, si definisce superbamente la più democratica e libera per eccellenza, mettendo a tacere ogni voce contraria: non con la Stanza 101 o le torture (almeno, non ancora…), ma controllando i mass media, isolando le voci contrarie al grido di “irresponsabili” e “estremisti”, togliendo spazi e cattedre.
Ancora, la verità non è quasi mai quella raccontata dai giornali o dai telegiornali; Orwell aveva parlato di un Ministero della Verità, che sistematicamente altera il presente e il passato per meglio controllare tanto il presente di oggi quanto il futuro di domani: non assistiamo oggi a continue menzogne sulla ormai decennale crisi economica (da quanti anni sentiamo i nostri “Ministeri dell’Abbondanza” che parlano di cifre in crescita gonfiate, quando la realtà è ben altra?), o alla riscrittura dei libri di storia (ad esempio, le “invasioni barbariche” sono diventate le “migrazioni barbariche”, oppure viene data una enorme e inconcepibile enfasi agli aspetti omosessuali, reali o presunti, della storia passata)?

 

George Orwell

Ancora, il significato delle parole; come chi controlla la storia controlla la politica, così chi controlla la lingua controlla un aspetto fondamentale e unico dell’uomo: il pensiero. La Archeolingua, la lingua inglese tradizionale, viene sostituita dalla Neolingua, più sintetica, ideata dal Partito proprio per non fare pensare i cittadini di Oceania, e se non c’è pensiero, non c’è riflessione e libertà; non assistiamo anche oggi alla Neolingua? Non ci vengono imposti asterischi “inclusivi” o la definizione di “famiglie” per comprenderle tutte? Non assistiamo alla censura delle parole (o delle notizie) al riguardo della situazione migratoria?
Che dire poi della famiglia, la cellula fondamentale della società (che il Partito vuole arrivare a distruggere completamente) che oggi, tanto dalle politiche sociali ed economiche quanto da quelle culturali, è erosa, impoverendola e contemporaneamente svilendola affiancandola ad altre formazioni sociali, cui viene data ben più importanza economica e mediatica? O della sessualità, che in “1984” viene relegata alla mera procreazione per il Partito? (e qui è interessante un paragone complementare con il “Mondo Nuovo” di Huxley, in cui la sessualità è ridotta a mera consolazione e distrazione – un vero e proprio “oppio dei popoli” marxiano – per le persone defraudate dei loro diritti e della loro libertà; non assistiamo oggi alla stessa cosa, con una sessualità tanto svilita, in quanto slegata dal potere enorme di generare la vita, quanto onnipresente, ma solamente come distrazione e pornografia?)

 
Winston Smith, il protagonista di “1984”, dice che la salvezza viene dai Prolet, e che la libertà è quella di dire che 2 + 2 fa 4, ed è secondo me questo un punto fondamentale: la salvezza viene, anche oggi, dai proletari, dalle persone povere non toccate dalla ossessiva propaganda di regime, dai nuovi valori della “società aperta” e liberale, proprio da quelle persone che, alle urne e nei social network, unici residuali spazi di libertà oggi rimasti, vengono tacciati di “populismo” e “ignoranza” per non piegarsi ai desiderata dissolutori del moderno Partito invisibile (che è quello del Mercato) e dei suoi agenti, consapevoli o meno, che non hanno ceduto alla dittatura della follia intellettuale, che mantengono ancora i piedi per terra e il contatto con il reale; e, soprattutto, la libertà è ancorata alla verità (un discorso, questo, sorprendentemente cristiano: nel Vangelo di Giovanni Gesù dice che solo Lui è Verità, e che è la verità a rendere liberi, non è la libertà un bene in sè, ma solamente se subordinata alla verità), la prima libertà è quella di dire ciò che è vero, razionale e reale.
Orwell, inconsapevolmente, aveva descritto in “1984” la nostra società: pensava di descrivere una società totalitaria e collettivista; ha descritto invece la nostra, la società liberale e sedicente aperta, dove non ci sono partiti unici o torture, ma c’è la dittatura del mercato e del pensiero unico, il totalitarismo liberale. E il bello è che l’abbiamo voluto noi.

Le vere “fake news”: Papa Francesco e l’immigrazione

Le dichiarazioni del Santo Padre, contenute all’interno del documento per la giornata mondiale dei migranti 2018 (qui il testo integrale), hanno sollevato un grande polverone mediatico, e non sarebbe potuto essere altrimenti dato il tema che si è affrontato: l’immigrazione. Continue reading

San Bernardo, la Cavalleria e il necessario eroismo

Oggi possiamo dire che l’antico ideale della Cavalleria, dell’eroismo sacro (cristiano certamente, ma se pensiamo bene anche il mondo islamico e scintoista ha espresso un proprio codice cavalleresco), è tramontato ingloriosamente, e anche la recente cronaca – vedasi la vicenda del ragazzo italiano ucciso nell’indifferenza di tutti i presenti nella discoteca spagnola – sembra confermare ciò; Continue reading

L’odio verso il passato e il vero trogloditismo

Il monumento al soldato confederato nel momento in cui viene assaltato dai manifestanti a Durham, nel Nord Carolina (Lapresse)

Da alcuni giorni, negli Stati Uniti, partendo da Charlottesville VA, si sono riaccesi gli scontri tra la destra, c.d. suprematista, e i c.d. antifascisti; questi scontri, che si inseriscono tra gli ultimi nella lunga serie di scontri mai sopiti tra le diverse componenti (etniche, sociali, razziali, religiose) della profondamente contraddittoria società statunitense, non sono tuttavia riducibili solo ad una destra contro una sinistra, ma rivelano più di un aspetto problematico. Continue reading