Bastardi nordcoreani (quello che i media non dicono)


Periodicamente, sui nostri media, si sentono notizie provenienti dalla penisola coreana: questa piccola parte di terra, così lontana dalle nostre coste (ma abbastanza vicina a quelle occidentali americane) pare essere un costante pericolo per la pace mondiale, come sentiamo spesso al telegiornale. È proprio così? Continue reading

Aspettando il centenario (1917-2017)

L’avventura di un amico, incarcerato a Praga nel 1977: il suo racconto, il “retroscena”, l’intervista, per un conturbante spaccato del clima (anche italiano) di allora
Massimo D’Agostino (a cura di), Il mio incubo per colpa di una spia di Luigi Ceccobelli (racconto); I sovietici: “In Umbria c’è un paese neofascista” (“retroscena”) di Massimo D’Agostino; “Campi di addestramento neofascisti a Todi? Pura fantasia”, intervista di Massimo D’Agostino, in Blog “E-Cronaca News” di Massimo D’Agostino.
1) Premessa personale.
Ho conosciuto Luigi nel 2011, durante un viaggio in Terra Santa, nel corso del quale, una sera, mi raccontò la sua incredibile (ma “allora”, nel 1977, cioè quando accadde, credibilissima…) “avventura”. Mi promise, dietro mia richiesta, che, tornati in Italia, me l’avrebbe raccontata ancora, perché potessi prendere qualche appunto per poi, a mia volta, raccontarla agli amici. Invece, non c’è stata occasione di rivederci e riabbracciarci: siamo riusciti solo a scambiarci gli auguri affettuosi per Natale e Pasqua. Ma lui mi ha fatto una gradita sorpresa: l’11 gennaio di quest’anno, ha raccontato per iscritto, la sua “avventura” nel Blog “E-Cronaca News” di Massimo D’Agostino, il quale a sua volta ha impreziosito questo racconto con un “retroscena” e una successiva intervista a Luigi (29 gennaio) che rappresentano uno straordinario spaccato del clima (anche italiano) dell’epoca, che, a suo modo, sarebbe anche divertente, se non fosse soprattutto profondamente conturbante.
P.S. La nota risulta un po’ lunga, ma vale la pena di leggerla tutta.

2) Il racconto del protagonista.
Il mio incubo per colpa di una spia di Luigi Ceccobelli, 11-01-2017
«Tutto si è verificato per colpa della spia cecoslovacca Berardi, la quale era a conoscenza che io avrei intrapreso un viaggio turistico in Russia. La mia attività politica di allora consisteva nella carica di Consigliere Comunale nel mio piccolo Comune e segretario della locale sezione della D.C. Conoscevo la signora Berardi, (persona molto anziana, deceduta a distanza di circa un anno dalla vicenda) particolarmente gentile nei miei confronti ogni volta che si recava presso l’ufficio Postale del nostro Comune, dove io ero impiegato. La segnalazione arrivò alle autorità di Praga quando ero già in territorio Polacco e alla frontiera di Brest dopo controlli “eccezionali” ci fu negato l’ingresso in Russia. In Polonia mi recai alla nostra Ambasciata a nome del mio amico On. Luciano Radi che ricopriva la carica di Sottosegretario agli Esteri e mi consigliarono di non insistere dal proseguire il viaggio in Russia, dato che i rapporti politici erano critici tra i due Stati, sopratutto con la politica dell’allora Segretario del P.C.I. In Polonia, un polacco a me sconosciuto mi avvisò che eravamo seguiti dalla Polizia, ma non avendo nulla da nascondere non vi diedi alcuna importanza. Alla frontiera Polacca-Cecoslovacca fummo presi dalla polizia Ceca e portati direttamente, a tarda sera, nel carcere di Praga. Fui costretto a firmare il verbale di arresto senza traduzione, mi permisero di usare il mio vocabolario con il quale riuscii a tradurre le parole che sarei stato espulso (pensavo il giorno dopo).
Fui accompagnato in una cella che era due metri sotto terra. Il primo pasto fu pane nero e lardo, ed inizialmente mi veniva da ridere, poi il sollievo fu l’essere interrogato. Al primo interrogatorio,” falsamente”, mi comunicarono di aver avvisato del fermo l’Ambasciata. Ad un interrogatorio mi fecero leggere una lettera segnalazione e (riassumo) vi era scritto: “ fate attenzione sarà nel vostro paese un certo Luigi Ceccobelli, verrà con uno o più amici pericoloso neofascista per mettere bombe a Mosca e a Praga, voi capirete che non posso mettere la mia firma in quanto ne va di mezzo la mia stessa vita.” Fortunatamente non identificai chi potrebbe essere stato l’autore della segnalazione, altrimenti mi è stato successivamente detto che ci avrebbero potuto anche eliminare. In cella, per alcuni giorni dal soffitto sentivo un “tan tan” continuo, che credevo essere dovuto ad una perdita di acqua da una cannella. E invece, a distanza di due anni, nel leggere il libro “Il vento va e poi ritorna” (di Bukovskij, scrittore Russo), scoprii che era volutamente fatto per annientare l’individuo. Era un tormento il cui solo pensiero era terrificante. In Italia, dopo circa dieci giorni di “silenzio” vi fu allarme ed il mio amico On. Radi dal Ministero degli Esteri chiamò le Ambasciate, le quali contattarono le frontiere dei rispettivi territori. La Cecoslovacchia fu costretta ad ammettere il fermo ed il giorno seguente ci accompagnarono alla frontiera con L’Austria, con provvedimento di espulsione per “documenti poco chiari”. Al rientro in Italia un mio amico mi confidò che Eva Berardi era una spia dell’est e che aveva una ricetrasmittente.
Così indirizzai i nostri servizi segreti su di lei. Non riuscirono ad avere la segnalazione della Berardi: la individuarono come spia ma mi dissero che non esercitava più alcuna attività ed era molto anziana. L’espulsione fu estesa anche ad altri paesi dell’est, che mi preclusero ogni ingresso. Tre anni fa sono ritornato a Praga, mi sono recato al carcere, ma non mi è stato possibile visitare l’interno, del quale fui “ospite”. Siamo riusciti soltanto in parte a tradurre alcuni dei documenti del dossier cecoslovacco. Per me fu un’esperienza sconcertante allora, e lo è in parte anche ora per la grande ignoranza culturale, l’immoralità e la non onestà di importanti esponenti politici di quegli stati, e di alcuni loro funzionari preposti alle indagini su problemi di particolare importanza come il terrorismo. Il mio caro amico Radi mi disse che, quando convocò l’Ambasciatore della (ex n.d.r.) Cecoslovacchia per esigere giustificazioni sull’operato svolto nei nostri confronti, gli fu confidato che si erano sbagliati. Ma pubblicamente mai lo ammisero. Certamente l’aver preso per vera una segnalazione pervenuta da una loro “confidente” di età molto avanzata, e con la memoria particolarmente danneggiata come da resoconto trascritto dal funzionario “agente” inviato dal consolato ad incontrare la “Berardi” nel mio piccolo Comune, non può che suscitare il mio sconcerto.» file:///C:/Documents%20and%20Settings/Utente/Desktop/Luigi%20Ceccobelli%20Cecoslovacchia/ceccobelli-il-mio-incubo-per-colpa-di%20….Berardi.html

3) Il “retroscena”.
I sovietici: “In Umbria c’è un paese neofascista” di Massimo D’Agostino, 11-01-2017
Vi piacciono le favole? Ve ne racconto una. C’era una volta in Umbria, nel 1977, un paesino interamente neofascista, dal quale un gruppo di giovani, un bel giorno, decise di partire per i paesi del Patto di Varsavia per compiere un attentato. Questa storia la raccontò sul serio una donna, di origine ceca, che all’epoca aveva 70 anni e viveva a Fratta Todina. Il paese neofascista sarebbe questo, nella provincia di Perugia. La donna si chiamava Barbara Slagorska Berardi. La sua storia occupa una buona parte del dossier messo insieme dai servizi segreti cecoslovacchi sul terrorismo italiano. E’ qui che si deciderà l’attendibilità delle accuse dei comunisti contro la Cia. Furono davvero gli americani i mandanti del sequestro Moro? Se così fosse, anche Fratta Todina avrebbe la sua parte in questa brutta storia. Tutto nacque da una lettera che questa Berardi inviò ad un politico del partito comunista di Praga, un certo Indri, per avvertirlo di un imminente attentato che stava per essere progettato contro i paesi socialisti.
A spiegarlo è una relazione inviata il 31 maggio 1977 dalla spia dell’STB, Fukan, della residentura di Roma. Sembra che le cose siano andate così: le spie cecoslovacche si erano messe alla ricerca della persona che aveva inviato la lettera al parlamentare Indri. Una lettera scritta a mano il 9 aprile del 1977, firmata dalla Berardi, risulta in effetti allegata al dossier. Recava persino il luogo da cui era stata spedita: Fratta Todina. Per l’STB non fu difficile scovare l’abitazione della donna. Nella sua relazione la spia raccontò di aver trovato molta diffidenza nella Berardi, e che, per farsi aprire e riuscire a scambiare due parole con lei, dovette assicurarle di essere un membro del consolato. Come era nata quella segnalazione di un possibile attentato nei paesi socialisti? Da ciò che si può evincere dal testo (perché ci appoggiamo, lo ricordo, a una traduzione di Google) la Berardi avrebbe parlato alla spia dell’STB di un dialogo sospetto avvenuto tra alcuni giovani negli uffici postali di Fratta Todina. Ascoltando con più attenzione, avrebbe udito di un viaggio che questi giovani erano in procinto di compiere in vari paesi dell’est europeo, nel corso del quale avrebbero trasportato a bordo della loro auto, in un doppio fondo del bagagliaio, armi ed esplosivi per un attentato. Dal dialogo di quel giorno nella casa della Berardi sarebbe emerso il nome di uno dei principali protagonisti di quel viaggio: un certo Ceccobelli. Ma le rivelazioni dell’anziana donna non si sarebbero fermate qui. Tutto il paese di Fratta Todina, a suo dire, sarebbe stato neofascista. Persino i locali carabinieri si sarebbero rivelati inaffidabili.
Durante alcune notti avrebbe sentito strani colloqui notturni e avrebbe annotato il numero di targa di alcune autovetture su cui sarebbero state caricate delle armi. Ma per paura di ritorsioni non avrebbe denunciato il fatto alla giustizia italiana. A questo punto la spia dell’STB nella sua relazione tentò un’analisi della delatrice, questa Slagorska Berardi. Era o non era affidabile? Quanto era credibile il suo racconto? Il punto è questo. Barbara Slagorska Berardi, stando alle informazioni che l’STB di Roma aveva raccolto, era una settantenne discreta, colta e intelligente, molto attiva e determinata. Leggeva senza occhiali, quindi aveva anche una buona vista. Pare di capire (ma non siamo ovviamente sicuri della traduzione) che dopo la morte del marito fosse cambiata, fosse divenuta più nervosa e non riuscisse a dormire. “Anche se il fatto può essere stato sopravvalutato, data l’età della donna, – fu la conclusione dell’STB – la zona di Todi è davvero neofascista, perché è apparso sulla stampa che ci sono i cosiddetti centri di addestramento fascista sotto la copertura del ‘tiro a volo’”. E l’inchiesta sui giovani scattò puntualmente. Fu un errore grossolano? Noi propendiamo per questa ipotesi. Il resto della storia ce lo raccontano le nostre cronache. Nel dossier furono accuratamente allegati alcuni giornali italiani, in cui venivano denunciati i maltrattamenti subiti dai due ragazzi nelle carceri di Praga. Online è disponibile comunque un’interrogazione che fu presentata all’epoca dal parlamentare De Poi. Luigi Ceccobelli e Ferdinando Scargetta partirono alla volta di Mosca come semplici campeggiatori il 31 maggio 1977, lo stesso giorno della relazione dell’STB.
Ceccobelli aveva 27 anni, lavorava alle poste ed era consigliere comunale della Democrazia Cristiana. Scargetta era appena 19enne. Entrambi erano residenti nella provincia di Perugia. Dopo essere stati fermati e perquisiti alla frontiera russa e poi a quella polacca, mentre erano già sulla via del ritorno, furono arrestati a Praga il 16 giugno 1977, con la scusa che i loro documenti risultavano poco chiari. Dopo giorni da incubo a pane e acqua, in un regime carcerario disumano, vennero rilasciati il 28 giugno 1977, con tante ma inutili scuse. Restano dei punti interrogativi: si era trattato davvero di una gita in campeggio finita male? Ci si poteva davvero illudere che il Compromesso Storico, la distensione tra Usa e Urss e gli accordi di Helsinki fossero sufficienti per abbattere la cortina di ferro e consentire qualche spericolata gita all’aria aperta?file:///C:/Documents%20and%20Settings/Utente/Desktop/Luigi%20Ceccobelli%20Cecoslovacchia/i-sovietici-in-umbria-ce-un-paese%20fascista.%20Fratta%20T..html

 

 

4) L’intervista.
Campi di addestramento neofascisti a Todi? Pura fantasia, intervista di Massimo D’Agostino, 29-01-2017
D. Signor Luigi Ceccobelli, in uno degli ultimi documenti su di lei si legge che il servizio segreto cecoslovacco era a conoscenza di un suo viaggio in Ungheria nel 1973. E che la considerava una persona sgradita. Non è che per caso passava informazioni ai servizi italiani di Forte Braschi? R. Nel 1973 io e un mio amico facemmo il primo viaggio in Cecoslovacchia, circa una settimana a Praga in camping, e poi proseguimmo il viaggio fermandoci alcuni giorni a Budapest, sempre soggiornando in camping. Ed è completamente falso, credo sia solo fantasia, il fatto che ero considerato persona non gradita, dato che successivamente sono tornato in Ungheria senza avere alcun problema. Sono certo che soltanto dopo l’espulsione dalla Cecoslovacchia l’ingresso in Ungheria mi fu negato. Non sono mai stato a conoscenza di cosa possano essere i servizi segreti di forte Braschi. Non ho mai avuto, ripeto mai, informazioni di qualsiasi genere da trasmettere a qualsiasi individuo dell’intera Europa o del mondo. Nel 1974 Il Giornale la Nazione di Firenze pubblicò un concorso: “Come reclamizzereste la città di Firenze all’estero con uno slogan” (non più di quindici parole). Io inviai un solo slogan “Firenze; un sorriso da ricambiare”. Vinsi il primo premio, che consisteva in tre settimane negli Stati Uniti. Dall’Ambasciata ebbi un visto multiplo, il che significava che potevo entrare negli Stati Uniti sempre, e ciò credo che sia dovuto al fatto che alla richiesta del visto avevo fornito la mia appartenenza politica alla DC e la carica di consigliere comunale. Ti informo di tale fatto con la speranza di ritrovare una minima logica su tali fantasie dei servizi segreti cecoslovacchi. D. La Berardi parlò di un campo di addestramento neofascista a Todi, sotto la copertura del tiro a volo. A me fa venire in mente un campo di addestramento di Gladio, ma che io sappia era in Sardegna.
Che ne pensa? R. Ti posso assicurare che la Berardi ha agito dicendo il falso, dalla traduzione appare chiaro che non dorme, sente rumori e visioni che sono frutto della sua fantasia, di una mente malata per l’età. Nel nostro territorio vi erano alcuni campi di tiro al piattello, non sono mai esistiti campi di tiro per addestrare dei fascisti. Il nostro territorio è densamente popolato ed è impossibile fare esercitazioni segrete. Di vero c’è senz’altro il fatto che i servizi segreti cecoslovacchi hanno preso per vero ciò che lei aveva segnalato. D. Però, signor Ceccobelli, non credo che una persona di 70 anni possa essere definita anziana. Potrebbe benissimo sporgere una denuncia senza essere presa per pazza. Da quello che ho letto io, nei documenti non si evince affatto che la Berardi fosse pazza, né che fosse rimbambita. Semmai che dopo la morte del marito era un po’ ansiosa. R. Giusto, forse la Berardi era animata da cattiveria politica. E’ una possibile ipotesi per quei tempi. D. Ma come mai in un periodo di guerra fredda le venne in mente di andare a Mosca in campeggio? A me non verrebbe voglia nemmeno adesso con Putin al governo, e sono uno che viaggia molto in macchina. R. Nel 1972 avevo 22 anni e fui assunto alle Poste con destinazione Firenze, lo stipendio era di 60 mila lire mensili, ed annualmente mi organizzavo un viaggio o due nei paesi dell’est: Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia. Il motivo di scegliere tali Paesi era molto semplice: in quei paesi il tuo denaro aveva molto valore e ti potevi permettere una vacanza di svago e particolarmente agiata, venivi a conoscenza di un diverso sistema politico e amministrativo ed eri a contatto con una diversa cultura. Per gli stranieri un costo elevato erano gli alberghi. Il camping era economico, non era troppo comodo ma avevi anche una certa libertà, e come prima tappa il camping aveva una certa sicurezza che poi ti permetteva di trasferirti ad un costo modesto in qualche appartamento o stanza che riuscivi a trovare nella città che visitavi. Per ciò che riguarda il viaggio in Russia, era obbligatorio programmare l’intero viaggio di permanenza in Russia con l’Agenzia Italturist di Roma, che dietro pagamento forniva i visti, l’itinerario e le tassative tappe con le relative fermate prima di giungere a Mosca. A suo tempo, un mio errore fu quello di non effettuare tale viaggio di vacanza con segretezza.
D. Ma questa Berardi, poi, morì davvero l’anno dopo come mi ha raccontato? Oppure la fecero fuori le spie di Praga? Cosa si sa sulla fine di questa donna? Pensa che conoscesse troppi segreti? R. No, sicuramente non morì in maniera violenta. Non molto tempo dopo quei fatti, comunque. In un piccolo paese come è il comune di Fratta Todina, non supera i duemila abitanti, tutti si conoscono e tutti sapevano che il 70% votava a sinistra come nei restanti comuni vicini, e che gli elettori di destra si potevano contare con le dita. Non esistevano e non sono mai esistiti nell’intero territorio umbro campi di addestramento per neofascisti e tutto ciò non poteva che essere pura fantasia. Per quanto riguarda la mia persona non vi era soggetto (e non vi è tuttora) che non fosse a conoscenza di ogni storia personale mia e della mia famiglia, e non credo che la Berardi fosse cosi ignorante e sprovveduta da non sapere che i pericolosi fascisti che vedeva in ogni luogo non erano mai esistiti. La sola ed unica spiegazione che si possa dare è che tale fantasia fosse dovuta a una forma di malattia o cattiveria che non è spiegabile. Anche se straniera e di nazionalità cecoslovacca, questa donna era residente da molti anni nella nostra comunità e sapeva certamente che ero figlio di un grande invalido di guerra, un carabiniere investito da una camionetta americana nella città di Firenze nel 1945/46 dove prestava servizio, e che a causa di tale incidente dopo vari mesi in ospedali del centro Italia non fu più in grado di camminare senza l’aiuto di stampelle. E non poteva non sapere che l’intera mia famiglia era di manifesta opinione politica socialista e che, durante il periodo fascista, mio nonno non fu costretto a bere olio di ricino per il semplice fatto che con il proprio fucile da caccia dissuase due fascisti incaricati di eseguire tale punizione. Dei suoi due fratelli, uno fu disperso in guerra in Russia, e l’altro fu missionario di Don Bosco e morì a Cuba nel 1948. Sono certo che la vita di ogni persona è una storia, un libro che, sebbene non sia scritto, ha ugualmente numerose pagine, e la ricchezza che trovo nelle mie pagine sono le mie esperienze. Tra le positive vi ritrovo anche il fatto negativo di Praga, che comunque è stato ugualmente un mio arricchimento.

Soros, il problema indicibile

 

La nazione è sottoposta all’ingerenza di un singolo personaggio che esercita un potere illecito e che, secondo le moderne definizioni, è in guerra contro l’Italia.

 

La presa esercitata da George Soros sull’Italia è andata chiarendosi negli ultimi tempi, un contributo rilevante è stato fornito da Daniel Wedi Korbaria, un eritreo che vive a Roma dal 1995, sulle colonne del sito Media Comunità Eritrea. Nell’articolo si rimanda ad un episodio avvenuto nel 2010 e precisamente all’offerta fatta a George Soros dall’allora sindaco di Firenze, Matteo Renzi, di ospitare nello storico edificio delle Murate un centro di rifugio per ‘blogger perseguitati’. In pratica il futuro Premier italiano ha cercato Soros per offrirgli un “regalo”, ma vediamo cosa diceva il Corriere di Firenze in quell’occasione:

La fondazione Soros ha accettato di aderire al gruppo di lavoro per creare «case rifugio» per i blogger dissidenti. Ventiquattro attivisti, giornalisti del web, che non possono più vivere nei paesi di provenienza perché perseguitati, abiteranno alle Murate, dal 2011. L’Open society institute & Soros Foundation, «braccio armato» (virgolettato nell’originale ndr) del discusso finanziere Soros, negli anni ha finanziato molte associazioni e gruppi indipendenti che lottavano contro i regimi: tra i primi, Solidarnosc in Polonia e il movimento che ha portato alla «rivoluzione delle rose» in Georgia. E ora la fondazione, per bocca del presidente Aryeh Neier, ha accettato di partecipare alla creazione di questo centro.

Un incontro tra i due era avvenuto durante un viaggio negli Stati Uniti nel corso del quale il sindaco di Firenze aveva chiesto di essere ricevuto da Soros, come riferito da “The florentine“. Ovviamente tra i blogger perseguitati che godono della protezione di Soros troviamo, e troveremo, solo quelli di paesi bisognosi di una rivoluzione colorata o di una esportazione della democrazia. Nella casa rifugio delle Murate non c’è posto per chi contesta le politiche dei governi neoliberisti, per questi ci sono i provvedimenti che prendono il nome di azioni contro le fake news e gli hate speech. Il fatto di ospitare un centro di destabilizzazione rende automaticamente Firenze una città colpevole di azioni contro Stati sovrani, di questo dovrebbero occuparsi la magistratura e il Parlamento.

Il regista dei cambi di regime attuati negli ultimi decenni avrebbe quindi ricevuto un regalo che aveva tutte le caratteristiche di un’alleanza, Soros con la capacità di influenzare i media attraverso le numerose testate di livello internazionale da lui controllate (The Guardian, Liberation, Huffington Post, etc…) e con la sua influenza negli ambienti politici, avrebbe appoggiato il sindaco di Firenze nella sua scalata alla Presidenza del Consiglio e in cambio il Presidente (senza passare attraverso elezioni, come gli ultimi predecessori) avrebbe riservato una corsia preferenziale all’agenda della Open Society Foundations, la ONG capofila delle numerose ONG di Soros. Quale sia il programma della OSF in generale, e quindi di quella italiana, è possibile leggerlo direttamente sul sito ufficiale e in maniera un po’ più esplicita su Wikipediadove con una ulteriore esplicitazione troviamo tra le altre le seguenti iniziative:

Liberalizzazione delle droghe

Promuovere l’agenda LGBTQ

Promuovere i cambi di regime pro NATO nei paesi dell’ex URSS

Favorire l’immigrazione e la concessione della cittadinanza per gli immigranti irregolari

 

Tra le attività promosse dalla OSF troviamo anche il sostegno alle politiche abortiste e all’eutanasia. Inoltre mentre l’opinione pubblica è distratta da queste polemiche gli stati coinvolti subiscono una serie di privatizzazioni di cui la finanza e le società di Soros beneficiano.

Ma l’attività più rilevante in cui Soros è impiegato è quella che viene confermata da migliaia di documenti hackerati e resi disponibili, la sovversione di governi democraticamente eletti:

Soros è l’architetto o il finanziatore di più o meno ogni rivoluzione o colpo di stato nel mondo negli ultimi 25 anni.

Fonte “L’Inkiesta

Ogni paese che nell’ultimo quarto si secolo è stato coinvolto in un regime change o sottoposto all’azione delle ONG guidate dalla OSF, ha subito poi le politiche dettate dalla stessa. E’ dunque alla luce di questo legame con Soros che va letta l’agenda degli ultimi governi, in particolare le priorità date ai diritti LGBTQ e alla questione dei migranti, ecco quanto dice al riguardo sempre l’articolo di Korbaria:

Lo si deduce dalla lettera aperta scritta a Renzi con un tono pretenzioso da Costanza Hermanin, (senior policy officer presso l’Open Society Foundations) a due settimane dal suo insediamento a Palazzo Chigi intitolata: “Caro Matteo, adesso dammi una ragione per non dover più lavorare sui diritti umani in Italia.

Nel primo paragrafo la Hermanin dice: “Adesso che il governo è pronto a mettersi al lavoro è giunto il momento di domandarti d’includere l’immigrazione, la parità e i diritti fondamentali nell’agenda delle riforme, politiche ma soprattutto istituzionali.

Modifica del 31/08 su segnalazione dell’utente Iochlomond:

quella Hermanin che scrive imperiosa a Renzi, quale capataz italiana della Open Society…ora è segretaria particolare del Sottosegretario alla Giustizia, on. Gennaro Migliore. Quello a capo della Commissione parlamentare di inchiesta sui centri d’accoglienza…

Ed ecco assumere un significato le visite di Soros in Italiaaccolto dal Premier Gentiloni, nel momento in il Procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, iniziava scoperchiare le manovre illecite delle ONG che traghettavano i migranti anziché soccorrerli, e di nuovo ad agosto, insieme al figlio ed Emma Bonino, quando scoppiava clamorosamente l’emergenza migranti con gli schiaffi ricevuti dall’Italia dalla Francia di Macron, dall’Austria e dalla UE nel suo complesso.

 

Soros con il figlio a Roma, sullo sfondo i Fori Imperiali

 

Il figlio di Soros con Emma Bonino

 

 

 

Ed ecco assumere un significato anche l’impegno per lo sbarco dei migranti in Italia preso senza il consenso della nazione dal governo Renzi e rivelato da una Emma Bonino, quantomeno ingenua, in una dichiarazione che è stata essa stessa fonte di problemi per il Governo sulla questione migranti prima della seconda visita di Soros:

 

 


L’accordo rivelato da Emma Bonino è stato fatto di nascosto e fondamentalmente in violazione ai principi costituzionali, ma è già stato insabbiato, fatto previsto con chiarezza di analisi da Marcello Foa.

Adesso che l’agenda della OSF è stata un po’ maltrattata soprattutto ad opera dei siti di libera informazione,  e avendo imparato la lezione della Brexit e dell’elezione di Trump, ecco che il ministro Orlando vara una commissione che dovrà censurare proprio le voci della libera informazione sul web, quelle che non troveranno accoglienza nel rifugio del palazzo delle Murate, quelle che che saranno sottoposte al giudizio di una commissione nella quale sono state fatte entrare una decina di associazioni finanziate dalla OSF e della cui neutralità verso le direttive del finanziatore è lecito sospettare.

Soros, colui che nel 1992 compì un attacco alla Lira mettendo in ginocchio l’Italia, era già per quell’atto considerabile come nemico del nostro Paese, adesso siamo in presenza di una Rivoluzione colorata condotta in modo subliminale con la quale è riuscito nell’intento di esercitare un’indebita pressione sulle politiche nazionali piegandole alle finalità della OSF, e come ricordava il Gen. Fabio Mini in un’intervista qui su CS riferendosi al caso della Grecia:

  piegare la volontà del governo e della stessa popolazione è senz’altro un atto di guerra

Quindi, secondo la moderna definizione di guerra, la OSF di George Soros è una realtà sovranazionale che ha condotto e conduce azioni di guerra nei confronti del popolo italiano e come tale va giudicata.

Ma solo un ingenuo potrebbe pensare che Soros agisca senza sostegni, e qui si dovrà necessariamente aprire un discorso sulle realtà che sottostanno all’operato della OSF e che lo affiancano.

Qualsiasi futuro governo che non passi attraverso questa denuncia darebbe un segnale di assenso al proseguimento nella direzione intrapresa. Non sollevare il problema dell’ingerenza delle ONG, e in particolare della Open Society Foundations, sarebbe indice di accettazione dello statu quo e quindi una resa alla OSF e alle realtà che vi stanno dietro. Ma un soggetto politico che si ponga in contrasto con questo stato di cose dovrà essere pronto ad affrontare le conseguenze che una tale presa di posizione comporterebbe, infatti si porrebbe in uno stato di guerra con l’organizzazione che negli ultimi 25 anni ha progettato e sostenuto tutti i “regime change”.

C’è qualcuno pronto a farlo?

 

link articolo: www.enzopennetta.it

San Turibio de Mogrovejo, un modello di vita

 

Il santo di oggi è europeo, spagnolo per la precisione, ma ha operato principalmente ed è infine morto nel Nuovo Mondo: stiamo parlando di San Turibio de Mogrovejo;  Continue reading

“1984”, una visione per l’oggi

 

Lessi per la prima volta “1984” alle scuole medie, in classe seconda, grazie ad una bravissima professoressa (che fu peraltro la prima, pur essendo di sinistra, a parlare con più obiettività e umanità degli italiani che scelsero la RSI) e in un’epoca in cui ancora si ritenevano gli studenti, anche delle scuole medie, capaci di fare sforzi di studio e interpretazione superiori alle loro possibilità, e ne rimasi affascinato; per quanto, però, molte parti, e soprattutto la lettura del “libro” della Resistenza al Partito, possono essere agilmente capite solo in seguito, come di fatto è avvenuto. Eppure solo ieri sera, in un cineforum tra amici, ho visto per la prima volta il famoso film “Nineteen Eighty-Four” (in italiano “Orwell 1984”), diretto proprio nel 1984 e interpretato dal bravissimo John Hurt, che ha saputo ricreare perfettamente l’atmosfera del libro, come me la ero esattamente immaginata: grigia e cupa.

 
Orwell, che ha vissuto due guerre mondiali, la crisi economica degli anni ’20 e quella politica degli anni ’30, immagina un futuro distopico per l’intero mondo dopo la fine del secondo conflitto mondiale, in cui, dopo una distruttiva terza guerra mondiale combattuta con armi nucleari, solo tre superpotenze totalitarie sono in perenne lotta tra loro; il mondo occidentale, l’Oceania, è dominata dall’ideologia del Socing, un socialismo totalitario e pervasivo guidato da una figura tanto misteriosa quanto onnipresente, il Grande Fratello (modellato esteticamente, prima ancora che su Hitler e Stalin, su Orwell stesso).
L’Oceania ha distrutto qualsiasi credenza contraria al Socing, di più, qualsiasi pensiero, cancellando tanto la memoria dei fatti passati quanto soprattutto la lingua (la Archeolingua, sostituita dalla Neolinuga, schematica e semplice), come anche vengono distrutte la famiglia, ridotta a mera incubatrice per figli del Partito cui viene insegnata la delazione, la privacy individuale e la libertà intellettuale, o la solidarietà tra classi e cittadini (il Partito insegna allo stesso tempo che la sua Rivoluzione ha liberato i Prolet, i proletari, che però sono inferiori e devono vivere divisi e isolati).
Si dice che Orwell sia stato profetico nel descrivere il dominio dei media (ogni casa è dotata di un teleschermo che non può venire spento): è vero, ma è insufficiente; Orwell è stato davvero profetico in tutto nel suo libro, come lo furono altri due grandi maestri del genere distopico, Aldous Huxley (che effettivamente fu maestro di Orwell) e Ray Bradbury (con i suoi pompieri invertiti, che anzichè spegnere gli incendi, li appiccano ai libri).

 
E’ vero, viviamo in un’epoca in cui il martellamento delle notizie è onnipresente e capace di disinnescare il pensiero critico, eppure la nostra è un’epoca che si definisce democratica e libera, anzi, si definisce superbamente la più democratica e libera per eccellenza, mettendo a tacere ogni voce contraria: non con la Stanza 101 o le torture (almeno, non ancora…), ma controllando i mass media, isolando le voci contrarie al grido di “irresponsabili” e “estremisti”, togliendo spazi e cattedre.
Ancora, la verità non è quasi mai quella raccontata dai giornali o dai telegiornali; Orwell aveva parlato di un Ministero della Verità, che sistematicamente altera il presente e il passato per meglio controllare tanto il presente di oggi quanto il futuro di domani: non assistiamo oggi a continue menzogne sulla ormai decennale crisi economica (da quanti anni sentiamo i nostri “Ministeri dell’Abbondanza” che parlano di cifre in crescita gonfiate, quando la realtà è ben altra?), o alla riscrittura dei libri di storia (ad esempio, le “invasioni barbariche” sono diventate le “migrazioni barbariche”, oppure viene data una enorme e inconcepibile enfasi agli aspetti omosessuali, reali o presunti, della storia passata)?

 

George Orwell

Ancora, il significato delle parole; come chi controlla la storia controlla la politica, così chi controlla la lingua controlla un aspetto fondamentale e unico dell’uomo: il pensiero. La Archeolingua, la lingua inglese tradizionale, viene sostituita dalla Neolingua, più sintetica, ideata dal Partito proprio per non fare pensare i cittadini di Oceania, e se non c’è pensiero, non c’è riflessione e libertà; non assistiamo anche oggi alla Neolingua? Non ci vengono imposti asterischi “inclusivi” o la definizione di “famiglie” per comprenderle tutte? Non assistiamo alla censura delle parole (o delle notizie) al riguardo della situazione migratoria?
Che dire poi della famiglia, la cellula fondamentale della società (che il Partito vuole arrivare a distruggere completamente) che oggi, tanto dalle politiche sociali ed economiche quanto da quelle culturali, è erosa, impoverendola e contemporaneamente svilendola affiancandola ad altre formazioni sociali, cui viene data ben più importanza economica e mediatica? O della sessualità, che in “1984” viene relegata alla mera procreazione per il Partito? (e qui è interessante un paragone complementare con il “Mondo Nuovo” di Huxley, in cui la sessualità è ridotta a mera consolazione e distrazione – un vero e proprio “oppio dei popoli” marxiano – per le persone defraudate dei loro diritti e della loro libertà; non assistiamo oggi alla stessa cosa, con una sessualità tanto svilita, in quanto slegata dal potere enorme di generare la vita, quanto onnipresente, ma solamente come distrazione e pornografia?)

 
Winston Smith, il protagonista di “1984”, dice che la salvezza viene dai Prolet, e che la libertà è quella di dire che 2 + 2 fa 4, ed è secondo me questo un punto fondamentale: la salvezza viene, anche oggi, dai proletari, dalle persone povere non toccate dalla ossessiva propaganda di regime, dai nuovi valori della “società aperta” e liberale, proprio da quelle persone che, alle urne e nei social network, unici residuali spazi di libertà oggi rimasti, vengono tacciati di “populismo” e “ignoranza” per non piegarsi ai desiderata dissolutori del moderno Partito invisibile (che è quello del Mercato) e dei suoi agenti, consapevoli o meno, che non hanno ceduto alla dittatura della follia intellettuale, che mantengono ancora i piedi per terra e il contatto con il reale; e, soprattutto, la libertà è ancorata alla verità (un discorso, questo, sorprendentemente cristiano: nel Vangelo di Giovanni Gesù dice che solo Lui è Verità, e che è la verità a rendere liberi, non è la libertà un bene in sè, ma solamente se subordinata alla verità), la prima libertà è quella di dire ciò che è vero, razionale e reale.
Orwell, inconsapevolmente, aveva descritto in “1984” la nostra società: pensava di descrivere una società totalitaria e collettivista; ha descritto invece la nostra, la società liberale e sedicente aperta, dove non ci sono partiti unici o torture, ma c’è la dittatura del mercato e del pensiero unico, il totalitarismo liberale. E il bello è che l’abbiamo voluto noi.

San Bernardo, la Cavalleria e il necessario eroismo

Oggi possiamo dire che l’antico ideale della Cavalleria, dell’eroismo sacro (cristiano certamente, ma se pensiamo bene anche il mondo islamico e scintoista ha espresso un proprio codice cavalleresco), è tramontato ingloriosamente, e anche la recente cronaca – vedasi la vicenda del ragazzo italiano ucciso nell’indifferenza di tutti i presenti nella discoteca spagnola – sembra confermare ciò; Continue reading

L’Ungheria odierna e la sua Costituzione “retrograda”

 

Santo Stefano d’Ungheria

Il primo giorno dopo l’Assunzione della Madonna si festeggia, nel calendario riformato (in quello antico è al 2 settembre), Santo Stefano d’Ungheria, il primo re cristiano della Nazione magiara, che nell’Alto Medioevo contribuì a convertire quel popolo ancora barbaro, e che morì proprio nel giorno dell’Assunta, il 15 agosto dell’anno 1038, meritando di contemplare così Colei alla Quale aveva consacrato non solo la sua vita dopo il battesimo ma l’intero suo regno; Continue reading

San Giorgio eroe (anche) per i nostri tempi

 

Cosa c’è di più retrogrado e controcorrente dell’eroismo, meglio ancora, cosa c’è di più retrogrado e controcorrente del culto dei santi? Il culto dei santi, modellato (ma non certo uguale) su quello dei santi pagani, era ad esso superiore perché attingeva dall’unico autentico e più virile modello di Cristo, eroe e centro della Storia. “L’eroe si trasfigura in santo”, come scriveva Gonzague de Reynold nella sua monumentale opera sulla nascita dell’Europa cristiana. Continue reading

La storicità di Gesù Cristo

Crocifissione (Tintoretto)

Gesù di Nazareth è un personaggio storico molto amato, non solo dai Cristiani ma anche da chi non gli è credente, per ciò che la sua figura storica ha rappresentato e per il cambiamento che ha generato nelle dinamiche del mondo. Allo stesso tempo però è “odiato” dai quei non credenti che vedono nel Cristianesimo un pericolo che porta le persone, secondo loro, ad atrofizzarsi il cervello divenendo in larga parte fondamentalisti; si cerca quindi di provare l’inesistenza di Gesù, ovviamente manipolando la storia a proprio piacimento. Continue reading

La loro Europa è grigia

Nella giornata di Domenica 26 marzo si sono celebrati a Roma i sessant’anni dei Trattati di Roma che, nel lontano 1957, in un’Europa che lentamente usciva dall’incubo delle distruzioni materiali e morali del secondo conflitto mondiale, e nonostante la divisione del continente e del mondo in blocchi contrapposti, parevano segnare l’inizio di un nuovo e possibile percorso di pace; Continue reading